Non ci sarà mai più un altro Floating Piers”.
Queste parole di Christo continuano a girare come un criceto nella mia testa e so già di essere prossima al pentimento per aver fatto vincere la pigrizia sulla possibilità di passeggiare sull’acqua del lago di Iseo.

Pace, me ne farò una ragione e magari per consolarmi mi stapperò una bella bottiglia di bolla fresca. Franciacorta chiaramente, massima espressione di questo territorio che ha ospitato l’installazione dell’artista. Non confondetemelo con il Prosecco, con tutto il rispetto. Il Franciacorta è un vino diverso per materia prima, produzione, territorio ed esperienza sensoriale. E soprattutto è diventata la mia passione.

Si tratta di una Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) che prende il nome dal suo territorio, la Franciacorta, un lembo di terra in provincia di Brescia delimitata ad ovest dal fiume Oglio, a sud dall’autostrada A4 – o se volete essere più romantici dal Montorfano – a est dalla città di Brescia e a nord dal Lago di Iseo. Circa 250 km quadrati di terreni vocati alla produzione di vini spumanti ottenuti con il Metodo Classico, attraverso la vinificazione di uve Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco.

Lungi da me dilungarmi sull’enologia, sulla vinificazione o declinare minuziosamente il metodo di produzione dettato dal disciplinare, ma chi di noi non ha mai assaggiato un calice di Berlucchi? Ecco quindi un breve glossario “franciacortino” per impressionare amici e potenziali conquiste.

Presa di spuma o rifermentazione in bottiglia
è il passaggio chiave che distingue gli Spumanti Metodo Classico da quelli ottenuti con il metodo Martinotti (il Prosecco per intenderci). Terminata la prima fermentazione nelle botti di acciaio, il vino viene imbottigliato con una aggiunta di zuccheri e lieviti al fine di ottenere una seconda fermentazione durante la quale si sviluppa l’anidride carbonica e quindi le bollicine. Il vino riposa quindi sui propri lieviti sviluppando profumi e aromi che ne definiscono il tipico profilo sensoriale.

Millesimato
si può riportare la dicitura sulla bottiglia quando almeno l’85% delle uve proviene dalla stessa annata. Le bottiglie di Millesimato si producono quando l’annata è particolarmente qualitativa e l’affinamento in bottiglia (nel caso del Franciacorta), ossia il periodo di riposo sui lieviti, deve essere minimo di 30 mesi.

Blanc de Blanc
dicitura presa in prestito dalla Francia per identificare un vino spumante ottenuto solo da uve a bacca bianca, ad esempio 100% Chardonnay. Di contro quando sentiamo parlare di Blanc de Noir si fa riferimento a vino spumante ottenuto solo da uve a bacca nera, ad esempio 100% Pinot Nero.

Saten
è un marchio registrato dal Consorzio per la tutela del Franciacorta. È di un Blanc de Blanc le cui atmosfere di anidride carbonica alla fine della fermentazione in bottiglia sono inferiori a 5 (per le altre tipologie ci si aggira intorno a 6/6,5). Per dirla in maniera più poetica si tratta di una tipologia di spumante che risulta molto più fine ed elegante e il nome sottolinea la morbidezza di questo vino che ricorda le sensazioni delicate della seta.

Rosè
il colore rosato del vino è ottenuto dalla macerazione sulle bucce delle uve Pinot Nero. Questo passaggio conferisce struttura e vigore al vino, oltre ai profumi tipici del vitigno. Ideale con piatti più elaborati, anche di carne.

Dosaggio zero
le diverse tipologie di Franciacorta sono caratterizzate da differenti dosaggi a seconda della quantità di “sciroppo di dosaggio” aggiunto dopo la sboccatura (operazione in cui vengono eliminati i lieviti ormai depositati in punta alla bottiglia). Nel Dosaggio zero viene aggiunta solo una piccola quantità di vino base Franciacorta. Proprio per questo è il più secco della gamma ed è anche il mio preferito.
Se oltre al vino base si aggiunge anche lo zucchero, in base alla quantità avremo Franciacorta Extra Brut, Brut, Extra Dry, Sec o Demi-sec.

Insomma, non serve quindi Christo per trovare una scusa per andare visitare la Franciacorta. Vi basta organizzare un weekend e prenotare qualche visita per assaporare i profumi, i colori, i paesaggi, la gente ed innamorarvi di questo vino.

Ah, dimenticavo un piccolo consiglio.
Stappate una bottiglia di Cuvée N°4 Millesimato Bersi Serlini, rigorosamente in due, accompagnata da gamberi rossi crudi, capesante avvolte nel bacon con crema di piselli e trito di noci e spaghettoni con polpa di granchio e gocce di patè di olive taggiasche. Perché qui è il cibo che accompagna il vino.

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Ragazza dai gusti difficili: le piacciono rossi ma morbidi, bianchi ma secchi… Maniaca di fotografie al cibo, si dedica frequentemente al “foodporn”. La nostra sommelier, da trent’anni invecchia nella classica “botte piccola” ed è amante del vino buono

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