Cinzia Ferro è la miscelatrice record futurista 2016

da | Lug 6, 2016

Non capita tutti i giorni di vedere il giurato di un concorso dar di bacchetta – tra un giudizio e l’altro – sui piatti di una batteria, per creare il giusto baccano. Ma quello che si è tenuto lunedì scorso a Torino è stato un concorso anomalo, perché a sfidarsi per il premio di miscelatore futurista record nazionale 2016 – promosso da Cocchi e dalla verve inesauribile di Fulvio Piccinino – sono stati nove miscelatori provenienti da tutta Italia.

[Avvertenze per la lettura: in questo pezzo, in ossequio al dizionario futurista, i cocktail saranno chiamati polibibite – o misture -; i barman saranno miscelatori, e i bar trasformati in Qui-si-beve. Non manca neppure la dizione italiana di buffet: Mangia-in-Piedi].

Si sono ritrovati nello spazio più futurista e internazionale di Torino, ai 166 metri del 37 piano del grattacielo San Paolo, nel lounge bar più alto d’Italia, che da pochi giorni è la nuova casa di Mirko Turconi, già al Mag di Milano. Vetro, acciaio e trasparenze, e una vista impressionante sulla città squadrata: gli ultimi due piani dell’edificio architettato da Renzo Piano sono arricchiti anche da una serra bioclimatica che ti proietta fuori dal contesto.

A primeggiare è stata Cinzia Ferro, dell’Estremadura Café di Verbania, una che il futurismo ce l’ha nel sangue. E che i jiggers – ossia, i misurini fedeli compagni del barman contemporaneo assieme alle bretelle – li indossa provocatoriamente a mo’ di farfallino. Incoronata – letteralmente, con la corona metallica di Farfa – ha vinto con Svetta, una polibibita rinfrescante con Menta fredda Fabbri (0.5 cl), Alpestre (1 cl), Amaro Tassoni (3 cl), Americano Cocchi (4 cl) e Cedrata Tassoni (7.5 cl), accompagnata nel bicchiere dalla radice di genziana, e da un contorno di mela verde, biscotto salato, granita al genepì, stella alpina (coltivata, ci tiene a precisare). Volerà tra pochi giorni a New Orleans, per la prossima edizione di Tales of the Cocktail di New Orleans, manifestazione internazionale di riferimento nel settore della miscelazione.

Il livello delle polibibite è stato molto alto, frutto di una prima selezione di 40 ricette, e poi ulteriore scrematura a 10. – spiega Fulvio Piccinino – Tengo a precisare che non è stato un concorso di miscelatori, ma di ricette. Il nostro desiderio, infatti, è di attivare un sistema di ricette codificate che possano effettivamente essere riproposte nei locali italiani e del mondo”.

Perché le idee futuriste in fatto di miscelazione sono decisamente contemporanee: negli anni ’30 Marinetti e compagnia spostarono il classico asse dolce-amaro dei drink sulle corde dell’amaro-piccante e amaro-salato. Superarono il concetto dei cocktail abbinati ai momenti del giorno (predinner, afterdinner, all day) per abbinarli invece alle azioni da svolgere (dalle snebbianti che dovevano liberare la mente da inutili morali, alle inventine per avere fulmineamente idee nuove e originali, fino alle guerra in letto, che preludevano ad incontri amorosi o, al contrario, le pace in letto). E spinsero sull’acceleratore ideando miscele in divenire (come l’arte futurista) e fortemente legate all’abbinamento con il cibo. Tutti concetti spiegati e approfonditi nel libro “La Miscelazione Futurista. Polibibite: la risposta autarchica italiana ai cocktail degli anni Trenta”, scritto da Piccinino ed edito da CocchiBooks, di cui è stato presentata la ristampa proprio in questa occasione.

Per essere prosaici sono 50 grammi in più di libro – ha spiegato sornione Roberto Bava – rispetto agli 820 grammi del primo. Un aumento di peso dovuto ad una iconografia più ricca, grazie al contributo del Mart, collezionisti privati e gallerie d’arte. Oggi è davvero un volume fondamentale e da collezione non soltanto per la miscelazione futurista, ma per studiare questo fenomeno artistico”.

Tra le curiosità del libro, la presenza di una diciannovesima polibibita, la Sanatrice, recentamente ritrovata al Mart di Trento, preparata con liquore al te, camomilla e tamarindo. Un miscuglio potente, che i futuristi ingollavano per sanare lo stomaco dopo le cene. Ricordiamocelo, al prossimo al Mangia-in-piedi.

Foto: © Max Ferrero

Autore

Alessandro Ricci

Sotto i 40 (anni), sopra i 90 (kg), 3 figlie da scarrozzare. Si occupa di enogastronomia su carta e web. Genoano all’anagrafe, nel sangue scorrono 7/10 di Liguria, 2/10 di Piemonte e 1/10 di Toscana. Ha nella barbera il suo vino prediletto e come ultima bevuta della vita un Hemingway da Bolla.

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