Ci sono almeno due buoni, buonissimi motivi per prendere un treno verso Milano, poi un’oretta di bus per Bergamo, poi un aereo per Beauvais, poi ancora un’oretta di bus per Parigi, per un totale di quasi dieci ore di viaggio. Il primo è che fai tutto più o meno con una cinquantina di euro (andata e ritorno), e se hai buona compagnia e un buon libro non te ne accorgi neanche. Il secondo riguarda alcuni incontri che solo in Francia puoi fare.

Un profondo e persistente aroma di burro, una croccantezza che si apre a un cuore morbido e scioglievole, la forma dritta (vade retro cornetto), le inevitabili briciole sul tavolo.  E poi le punte, che ogni dentata è un’estasi dello spirito. Si chiama pain au beurre – volgarmente croissant – ed è la brioche francese per eccellenza. Non ha paragoni (a mio parere) nel nostro paese.

Il cugino del pain au beurre è il pain au chocolat, che presenta lo stesso curriculum della parente, ma ha la forma del fagottino ed è leggermente farcito con un punta di cioccolato fondente.

vinaigrettePoi arriva il déjeuner, il pranzo, e arriva un’altra voglia morbosa. Qui si non si tratta di valori assoluti, né di punte inarrivabili, ma di una salsina magica che attiva la salivazione istantaneamente, appena senti l’ascionto fronscese. Si tratta di due terzi di olio, un terzo di aceto, sale, sale, pepe, e chi ci mette il limone e chi no, e chi ci mette la senape e chi no. Emulsionare per bene e condirci l’insalata. Tutto qui. La vinaigrette si può fare tranquillamente a casa, ma nella mia incapacità non sono mai riuscito a replicare l’originale come si deve. Oppure è che a casa non c’è la fitta pioggerellina invernale che si adagia sulla Senna, la musica sempre adatta e sempre sognante, come in ogni locale di questa città, e la consapevolezza che domani, nella prima boulangérie, mi sparerò due pain au beurre al volo.