Negli ultimi mesi il vicolo sotto casa mia ha conosciuto una vera e propria invasione di fruttivendoli marocchini. In tre hanno aperto; che su cento metri di via, e contando che ce n’erano già altri due, non è poco. Nella polleria ufficiale del quartiere, di fronte al tavolino del pollo arrosto dove troneggiano le foto del nonno con la maglia del Genoa e della Nazionale, e dove la coda è occasione di chiacchiera, ho sentito bisbigliare che si tratta di negozi per riciclare denaro sporco o peggio spacciare l’ero. Sarà. Ma lasciamo la cronaca nera e concentriamoci sul fenomeno pappatorio.

Il Moroccan besagnino si definisce tale se risponde a tre punti qualificanti:
1. Il venditore è marocchino (ovvio),
2. Il negozio resta aperto ogni festività comandata, cattolica, mussulmana o ebraica che sia, e fa orario continuato e prolungato,
3. La merce è esposta in quantità spropositate, in un mix di Freud e Kotler che si riassume nel più classico “io ce l’ho più lungo di te”.

Si possono poi fare altre considerazioni. La qualità della merce è tendenzialmente scadente e il prezzo è di conseguenza più basso dei Real Genoese besagnini. In sostanza, i Moroccan sono un po’ gli eredi dei Neapolitan besagnini che hanno popolato la mia infanzia con le api (quelle a tre ruote) stracolme di quell’una o due verdure di stagione, in vendita a poche lire.

Insomma, ci sarebbe di che gridare allo scandalo.
Epperò.

Epperò si cominciano a vedere dei cambiamenti.
Inevitabilmente, per la dura legge del mercato, anche fra i Moroccan besagnini si sta consolidando una certa segmentazione del target. Uno, in particolare, si è affermato fra i miei preferiti, diventando il vice fruttivendolo di famiglia. Vediamo perché.
È un situazionista. Ha la foto di Napolitano accanto a quella di Re Mohammed VI.
Mantiene la tradizione. Non ci sono le foto del nonno con la maglia del Genoa, ma c’è quella di Kharja con tanto di autografo: è un inizio.
Twentyfour Seven o quasi. Tutte le domeniche c’è ed è una sicurezza, e durante il Ramadan fa apertura serale.
Nostrano, sticazzi. Il Moroccan non ti inchiappetta vendendoti le verdure “nostrane” (in un regione con due praticelli scarsi a coltivato, migliaia di fruttivendoli pretendono di vendere solo roba locale).
Nostrano, sticazzi 2. Che poi ormai mica mangiamo solo picagge al pesto. Prendi il guacamole, di cui sono golosissimo: gli avocado il mio besagnino non li sa scegliere, e il coriandolo non ce l’ha mai. Dal Moroccan hai la garanzia di un avocado perfetto e il coriandolo arriva fresco due volte la settimana, il martedì e il venerdì.

Riguardo alla qualità della merce, detto degli avocado, la situazione non è più tragica, anzi. Trattasi in pratica di verdure decenti, tutte pacificamente sopra il minimo sindacale della qualità. Anche perché il mio Real Genoese besagnino (che poi è figlio di Neapolitan besagnini) ha roba molto buona ma poi su qualche verdura o frutto mi casca inspiegabilmente (non so, ad esempio si vede che le ciliegie non le sa scegliere).
Un altro Real Genoese, dove mia mamma si serve da trent’anni, ha della roba eccezionale che coltiva personalmente ma ha lo svantaggio che se la fa pagare oro e che, peggio, la vende quasi sottobanco a pochi clienti fidati: ora io – avendo in potenziale eredità la wild card di mia mamma, regina del sottobanco – di ciò potrei anche starmene, ma diciamo che dal punto di vista del democratico accesso alle cose buone non è un atteggiamento che mi entusiasma.

Poi c’è il capitolo a parte: è simpatico e mi regala sempre qualcosa. Per carità, anche col mio fruttivendolo scherzo, ma io. Il Moroccan è gentilissimo e sorridente, sempre e con tutti. E due limoni, un mazzo di prezzemolo, una cipolla, un po’ di salvia, insomma, qualcosa finisce sempre nel mio sacchetto in omaggio.
Vedi la vita: un secondo Moroccan ha preso il posto di un anziano Real Genoese in cui ero entrato una volta, venendo trattato a calci in culo e pesci in faccia, secondo l’allegra tradizione del commercio locale. Ecco, poiché io auguro mitemente la morte – almeno economica – a questo genere di negozianti, il fatto che vengano sostituiti da gentilissimi e sorridenti Moroccan vale, eccome se vale, l’avere i pomodori non “nostrani” e meno saporiti.

E quindi com’è come non è, il Moroccan besagnino si sta facendo una fidata clientela anche fra i pragmatici liguri ariani. Per la mia gioia.
E anche se comincia a dire belin nonostante il raï di sottofondo, sono sicuro che l’era dei pesci in faccia è finita per sempre.