Il mio amico bisagnino (verduraio in genovese, da Bisagno, il fiume che attraversa la città, e valle da dove arrivavano secoli fa le verdure) è genoano. Lo è a tal punto che prima di entrare devo calcolare accuratamente il tempo a disposizione e capire se è il caso di tirare fuori il discorso calcio o no. Ci balla una mezz’ora buona.

Il mio amico bisagnino è il classico commerciante genovese: cortese ma distaccato se non lo conosci. Sempre più ironico, tagliente e biforcuto man mano che entri in confidenza. Se ti manda a cagare vuol dire che è fatta, sei proprio un amico.

Il mio amico bisagnino ha la bottega in una specie di caverna, senza frigoriferi, i prodotti dentro le cassette di legno, un bancone e basta, che tanto la mercanzia va comprata tutti i giorni. E quella che rimane, anche se un po’ più brutta, si fa mangiare.

Il mio amico bisagnino conosce tutti per nome, e a qualcuno porta pure la spesa a casa.

Il mio amico bisagnino fa gli scontrini anche per 50 cent, e se provi a dirgli che per una volta, per 30 cents, fa niente, ti risponde che non se ne parla nemmeno.

Il mio amico bisagnino legge un sacco di libri, perché nel quartiere quasi tutti comprano da lui, ma ha comunque un po’ di tempo libero.

Andare a comprare da lui è una specie di rito, come si fa senza passare a salutarlo? Bisogna calcolare almeno un quarto d’ora di sosta, ma quel saluto e quelle due chiacchiere su un argomento qualsiasi, ti fanno sentire già a casa.

Quando passo di lì mi ricordo perché mi piace abitare in un posto dove i negozi esistono ancora (resistono è più appropriato).

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Lavora sul web sotto diverse spoglie da svariati anni. Mezzo piemontese e mezzo lucano, è nato a Genova. Nella sua stirpe si trovano contadini e zii d’America, osti e viaggiatori. Sarà per questo che è uscito fuori così.

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