Non ci voleva l’ennesima statistica per confermarlo, ma c’è: spendiamo cinque interi giorni all’anno a guardare foto di cibo su Instagram, e il 30% di noi si basa sull’appetibilità dei piatti postati per scegliere se andare o meno in quel ristorante.

Non ci voleva l’ennesima statistica, dicevamo, bastava guardarsi intorno. Sia nella propria time-line, apparecchiata di cibi a tutte le ore, sia al ristorante, dove non manca mai qualcuno che fa un bel primo piano al piatto di spaghetti. Dopo il decennio di Facebook, questa è l’era di Instagram: 80 milioni di nuove foto ogni giorno, un pubblico fatto al 90% di under-35.

Insomma: Instagram, come il rock’n’roll, è qui per rimanere. Si può esserne felici, si può esserne seccati, ma bisogna laicamente farci i conti. E i conti dicono che al giorno d’oggi per un ristorante è meglio abbandonarsi al lato oscuro della social food-photography.

Ma attenzione, cari chef, non stiamo dicendo di crearvi un account Instagram (che non sarebbe male, per carità, ma se mancano le forze per gestirlo, aggiornarlo e coccolarlo è meglio lasciar perdere piuttosto che averne uno abbandonato). Ragionate social: l’immagine del vostro ristorante è quella che fotografano i vostri clienti, non quella che fotografereste voi.

Allora aiutiamoli questi clienti-grammers. Come? Con un po’ di apertura mentale e 30 euro di investimento.

Questa qui sopra è una light box come ce ne sono a decine su Amazon. È un piccolo cubo di plastica con un’illuminazione interna a led. Costa dai 10 a 40 euro, a seconda della dimensione. Occupa poco spazio, può stare in un angolino, ma è capace di trasformare ogni scatto di cibo ripreso con qualunque cellulare in una foto acchiappa-like su Instagram.

È il lato oscuro della forza. La sintesi del “se non puoi sconfiggerli fatteli amici”, la gioia dei vostri clienti-grammers: lasciategliela a disposizione, chi vorrà si alzerà col proprio piatto per fotografarselo. Gli spaghetti alle vongole diventeranno super fotogenici e la vostra immagine social ne gioverà: non pensate davvero che foto giallognole come questa rendano giustizia al vostro lavoro?

Certo, ci vuole un certo grado di condiscendenza. Ma non facciamo troppo gli schizzinosi: i menù scritti con una grafica mal studiata, i quadri senza senso appesi alle pareti o peggio un servizio svogliato non è che facciano meno danni dell’avere una light box per clienti in astinenza da like.

Se il popolo vuole foto di cibo su Instagram, date foto di cibo su Instagram al popolo. In fin dei conti sono loro che vi pagano lo stipendio.

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44 anni, doppio papà, si occupa da aaaaanni di comunicazione web. Genovese all’anagrafe ma in realtà di solide origini senesi, ha sposato una fiamminga francese creando così un incasinato cortocircuito di tradizioni enogastronomiche

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