Nella storia dell’isola di Creta, perla della civiltà minoica, Brùton era il nome dato ad una bevanda prodotta con cereali fermentati, molto simile alla birra. Abbondanti offerte di Brùton caratterizzavano i riti dedicati al Sacro Dio Toro, il potente ed invincibile Minotauro, rinchiuso nel labirinto del Palazzo di Cnosso. Il birrificio Brùton nasce alle porte di Lucca, dalla passione di Iacopo Apo Lenci per la birra buona e di qualità. Dopo anni di birra fatta in casa e viaggi alla ricerca dei gusti migliori, nel 2006 inaugura il birrificio sulla riva del fiume Serchio, in un edificio rurale, tipicamente toscano. All’inizio Iacopo affianca alcuni birrai professionisti per studiare e correggere le ricette delle prime birre. Nel 2009 incontra Andrea Riccio, al quale decide di affidare la produzione, per potersi dedicare maggiormente alla ricerca e ai nuovi progetti, pur continuando a lavorare in sinergia con la produzione. Per info: www.bruton.it
Una breve intervista a Iacopo Apo Lenci:

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Raccontaci i tuoi inizi

[/vc_column][vc_column width=”2/3″]Gli inizi sono comuni a molti: facevo birra (male) in casa, che è sempre stata la mia passione. Indole punk, mio padre fa vino di lavoro. Con un po’ degli amici più cari cercavamo e ci scambiavamo le birre “più rare” e più lontane dalla tradizione Wurher che ci aveva sempre contraddistinto, e a 16 anni facemmo la prima cotta “all-grain” nel pentolone da 50 litri della sagra dei tordelli (!). Poi studio e applicazione, ma soprattutto la fortuna di aver aperto il brew-pub piuttosto presto, nel 2006. A quel tempo in Toscana la birra non se la filava nessuno, per noi era il corollario del pub e del ristorante, ma con la costanza e la voglia di fare cultura in un territorio molto vino-centrico siamo arrivati dieci anni dopo a produrre “solo” birra…[/vc_column][/vc_row]

 

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Quale birra è stata il tuo “colpo di fulmine”?

[/vc_column][vc_column width=”2/3″]Per me, la birra che per prima mi ha fatto conoscere un mondo completamente diverso, che mi ha fatto dire “ma allora la birra può essere anche così?”, è stata Orval. Totalmente inaspettata! Avevo già bevuto Alt, Kolsch e i vari stili tedeschi, le cose maggiori belghe, qualche inglese… Ma no, Orval a quel tempo fu uno shock.[/vc_column][/vc_row]

 

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Definisci il tuo stile e le tue birre

[/vc_column][vc_column width=”2/3″]Il mio “stile” è, diciamo, sui generis. E amo il mondo della birra, che mi permette di esprimermi e non mi costringe in un completo con la cravatta. Ma le birre sono molto influenzate, fortunatamente, anche da Andrea Riccio, il birraio: io sono vagamente punk, lui è un ingegnere. Io bevo inglese americano e belga soprattutto, lui produceva basse fermentazioni in casa. Io sono lucchese, lui no. È pisano! Il risultato sono birre molto più eleganti di quanto non diamo a vedere, lavoriamo sulla finezza e la pulizia, su prodotti fortemente personali, caratterizzati e riconoscibili, ma godibili e bevibili. Noi vogliamo deliziare il palato, vogliamo che la birra finisca senza accorgersene e ci sia bisogno di un’altra, più che giocare sugli estremismi.[/vc_column][/vc_row]

 

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Genova per te è…

[/vc_column][vc_column width=”2/3″]…È un’idea come un’altra [cit.]. Genova è il porto, è porta sul mediterraneo, è multicolore e multicultura da sempre. È più di altre cose, radici profonde e frasche protese lontano, per me questa è la sua magia.[/vc_column][/vc_row]