Starbucks pronto a sbarcare in Italia. Da giugno 2012 a Venezia, Milano, Roma e Napoli apre una delle catene più diffuse al mondo, protagonista di tanti film della mia adolescenza. Così sarà possibile trovarsi da Starbucks, trovare un posto in poltrona, ordinare un caffè, di quelli belli lunghi, quelli che non finiscono mai. I più romantici potranno leggere un libro nelle giornate piovose, guardando fuori dalle vetrate, modello romanzo di Fabio Volo. Quelli più tecnologici invece avranno la possibilità di connettersi gratis, con il loro portatile, o con l’ipad / iphone e sentirsi finalmente un po’ più americani anche nel cuore della Campania. Poi la catena aprirà altri locali, in punti strategici, d’interesse turistico e anche solo vicino all’università.
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Conto i frammenti conficcati nel cervello dei tre giorni veneziani a cavallo dell’Epifania. Mi ricordano di una città vivibile, snellita della calca maxima dei periodi più turistici, disegnata da una luce fine e schietta che più tagliente non si può. Ricordo la struggenza della Giudecca; lo skyline inciso nel tramonto, come una lastra d’ardesia, come uno sbuffo di henné, che ti si apre d’innanzi lasciando San Marco alle spalle; i turisti trascinati tra calle e campi dall’estro delle mappe virtuali di smartphone e tablet. E Teresa, ovviamente, con la sua grazia leggera dodici chili, trasportata (quasi) ininterrottamente in spalletta per tre giorni. E poi c’è il cibo. Posti turistici affastellati su posti turistici, e il mercato di Rialto. Menu tipici schierati attorno a fallaci meridiani del gusto, e bacari e cicheterie con l’anima compresa. Ristorantoni dal conto a tre cifre, e bar che ti restano lì, sul gozzo, come una spina di pesce. [...]


C’è chi dice che sono troppe e chi troppo poche. Certo le misure prospettate da Monti sul tema delle liberalizzazioni non sembrano in grado di intaccare in maniera rilevante i privilegi di chi è casta o corporazione. Ma con le prossime misure, che interesseranno il settore dell’enogastronomia, assisteremo a una vera rivoluzione. Dubitate? Siamo entrati in possesso di un documento riservato: giudicatelo voi. La parola d’ordine è: LIBERALIZZAZIONE. [...]


Sguazzando nei luoghi comuni è proverbiale che i genovesi, in simbiotico rapporto con gli scozzesi e Zio Paperone, siano proprio tirchi. Da genoano, mi pare che più che di tirchieria si tratti di riserbo, di una sottile voluttà a non ostentare. Non sempre è un male, non sempre è un bene.
Certo è un male quando questa riservatezza si evidenzia, più che nell’atto di estrarre il portafogli, nel contenere all’eccesso gesti di umana simpatia e benevolenza.  Mi spiego meglio. [...]


“Ogni punto ristoro ha il suo menu fisso, a 8 euro”.
L’errata informazione mi arriva nell’unica coda della giornata, per il Volaplano.
3 gennaio 2012, Teresa dal profondo dei suoi tre anni scarsi accompagna me e Linda al divertimentificio fantastico del Magic Winter Gardaland.
E allora, andando verso la nave dei pirati, quando ci ricordiamo di avere fame, entriamo senza dubbi nella Locanda del Corsaro Nero. [...]


La mia bottiglia langue sul mobile della cucina. Ormai è una settimana che è lì: il cenone di Natale è passato, il pranzo del 25 pure e Capodanno anche. Il padrone di casa non la stappa. Eppure dovrebbe essere una bottiglia più che discreta, un Ripasso di Masi del 1999 – un regalo che mi ero dimenticato in cantina, sennò gli tiravo il collo prima.
Ecco, il problema si ripropone: come ci si comporta quando qualcuno ti porta del vino per una cena? [...]


- Sei una vecchia strega!
- No, papà, non sono vecchia!
- Hai ragione, sei giovane.
- Io non sono giovane, io sono NUOVA.

(dialogo di qualche giorno fa con mia figlia, pronta ai tre anni.) [...]


C’ha i baffetti sbarazzini e uno chignon sulla nuca, l’asciònto à la fransé accanto a un italiano semi perfetto, il volto sempre tranquillo e sereno, una pacatezza tutta d’Oltralpe. Michel Paquier, il pasticcere del momento a Genova e non solo, è un tipo decisamente cool. [...]


Metti i tre papilli, due amici, e una buona cena. Anzi, una cena grandiosa. Un breg di Gravner spacciato da @fiorenzosartore, lo champagne superb(ì)o di André Beaufort, una sequenza di salumi da salivazione immediata – culatello, culaccia, lardo di Arnad commovente, petto d’anatra affumicato e il salame del contadino amico – un piatto di resistenza (faraona al mandarino, presto su questi schermi se @alxricci mantiene le promesse) e ancora il dolcetto 2001 di @sanfereolo, verticale di parmigiani da 36 a 48 mesi vinta per acclamazione dal 45, e doppio piatto da portata con formaggi italo-francesi con sauternes d’ordinanza. E temo di aver dimenticato qualcosa. [...]


Devo intervistare il presidente di un’importante azienda che importa e commercializza vino e superalcolici, molto attento ai vini naturali e biodinamici. Non ho il suo cellulare. Passo dalla azienda per concordare un’intervista telefonica. Parlo con la sua segretaria.

Giovedì 24 novembre – “Mi spiace, è molto impegnato, cercherò di farle sapere qualcosa a breve per fissare l’intervista”.
Venerdì 25 -  silenzio.
Lunedì  28 la richiamo: “mi spiace, cerco di fissare l’intervista per il pomeriggio”. [...]


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