Se non si capita a fianco di una bella portoghese, sono rari i motivi di interesse nel viaggio in treno veloce tra Lisbona e Porto. Non si incrociano molti paesi, Coimbra non offre visioni, e manca il conforto del mare, non troppo lontano, ma mai troppo vicino per essere compagno di viaggio. Ci si risveglia soltanto uno zic prima dell’arrivo, quando il treno vola sopra il Ponte de São João, che collega Vila Nova de Gaia a Porto, sorvolando il Rio Douro, il cui nome è altamente evocativo, disegnando nella mente vigne distese al sole, vecchi coloni inglesi, antiche annate di Porto Vintage, l’uomo dal tabarro nero (e cappello) stilizzato su etichette riposte nelle credenze delle nonne.
Sul treno veloce che collega Lisbona e Porto, però, c’è la televisione, e può capitare che l’assonnato meriggio catodico sia allietato da Henrique Sa Pessoa, uno dei cuochi più famosi del Portogallo, i cui libri di cucina si trovano in ogni libreria tra gli scaffali dedicati alla gastronomia.  [...]


Alex Ferguson e il suo vinoCome ormai saprete noi papilli ci emozioniamo in egual misura per raffinati calici di vino e per micidiali contropiedi calcistici al novantaseiesimo. E dunque la notizia che Sir Alex Ferguson, un mito fatto a forma di panchina, molli il calcio per darsi al vino non poteva che mandarci in sollucchero.
L’arzillo arcigno coach scozzese - l’uomo dai 38 trofei e 900 vittorie col Manchester United, 26 anni sulla panchina che fu di Matt Busby - è infatti in trattativa per comprare un vigneto “nel sud della Francia”, probabilmente nel bordolese, una cosina da due milioni di euro (più o meno tre mesi di stipendio, per lui).

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“Se non hai mangiato almeno una volta nella vita il misto piccante non sei un uomo”

“Seee, lascia perdere ste sboronate da pivello in calore: burro e acciughe è il meglio. Semplicità, cazzutezza (lo mangiavano i marinai di una volta) e se hai bevuto la sera prima ti mette pure a posto lo stomaco”

“Ma vuoi mettere un bel salame di cinta senese tartufato e lardellato?”

“Oh, comunque siamo d’accordo che l’arrosto al basilico è ‘na cagata vero?”

“Beh, sì, non sa di un belino”

“Io invece sono per il nazionalpopolare: porchetta in salsa tonnata. Poche ciance, tanta ciccia. E costa poco”

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Quattro giorni dedicati al pesce, al mare e le sue problematiche. A Genova, da giovedì 9 a domenica 12 maggio ritorna Slow Fish (tutte le info e il programma sul sito www.slowfish.slowfood.it). Se all’interno troverete Fish ‘n’ chef, un bancone rettangolare con 25 posti e una cucina a vista dove si alterneranno 16 chef famosi (tra questi i due genovesi più famosi: Luca Collami del Baldin di Sestri Ponente e Ivano Ricchebono del The Cook di Nervi), PapilleClandestine (rigorosamente provati) vi suggerisce 15 indirizzi per mangiare in città e non restare delusi. Eccoli. Una precisazione: il prezzo indicato è calcolato su quattro piatti (antipasto, primo, secondo, dolce) bevande escluse.
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L’hamburger, quel panino che avete mangiato per la prima volta da McDonald’s o al Burghy tanti anni fa – non mentite, lo so che lo avete fatto – è ormai a tutti gli effetti entrato nell’olimpo gourmet. Soffici pani lievitati con amore, impastati e accompagnati in forno con mano sicura; carni frollate di razze pregiate battute al coltello e poi mescolate a spezie rare; ingredienti comprati rigorosamente da Eataly. Insomma, il gourmetburger, la vetta del gusto. [...]


Nel punto più a nord del Mar Mediterraneo occidentale, come ricorda didascalico il cartello issato a scrutare le onde.
Oppure, all’ultimo tiro di dadi della città di Genova, proprio là dove finisce, per dare inizio alla riviera di Ponente.
Ecco, lì sta la Voglia Matta, cangiante e colorato locale che si apre nel borgo storico di Santa Limbania, cuore antico del quartiere di Voltri, un tempo borgo marinaro, ora ultima appendice di una città che con spossata rassegnazione crogiola nell’immobilismo. Anche gastronomico. Non è il caso però di Davide Cannavino, 28 anni, giovane cuoco di questo piccolo locale (una quarantina i coperti), e di Katia Baglini, sua socia, sommelier e maitre. Aperto nel 2007, ha saputo ritagliarsi uno spazio al sole puntando su una cucina piuttosto fantasiosa che adopera con orgoglio pesce azzurro e meno famoso (non povero, piuttosto “ritrovato”) facendo attenzione a un rapporto prezzo/felicità favorevole. [...]


Critical Beer 2013Molti conoscono il fratello maggiore, Critical Wine. Ma nel weekend a Genova torna per la seconda volta Critical Beer 2013, manifestazione, dedicata alle birre artigianali e ai microbirrifici organizzata dal Collettivo Terra e Libertà/Critical Wine di Genova. Si svolgerà sabato 6 e domenica 7 aprile  al Laboratorio Buridda (via Bertani),  nel solco del consumo critico e dell’impegno, ma anche del gusto e della convivialità.
Nove i birrifici presenti, tre in più rispetto all’anno scorso: Maltus Faber di Genova, Kamun di Predosa, Trunasse di Centallo, Birrificio Gedeone di Costa Vescovato, Jeb di Baù – Trivero, il Birrificio Genovese (Genova), Scarampola di Millesimo, il Birrificio del Golfo della Spezia e il Birrificio del Forte di Pietrasanta.

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Sentite che atmosfera frizzantina c’è nell’aria, questa settimana? Merito della primavera che ormai è sbocciata? Macché, è per via del Vinitaly 2013, che domenica inaugura a Verona. Numeri monstre, padiglioni interi tirati su a bicchieri e bottiglie, folle oceaniche in pellegrinaggio da uno stand all’altro. La cuccagna del bevitore, il paradiso di ogni appassionato? Attenzione, se uno non si prepara prima, rischia di diventare un tormento.
Intanto, bisogna distinguere le due grandi categorie di fruitori. Ci sono gli operatori del settore (e qui comprendo tutti, enotecari, ristoratori, commerciali, giornalisti, maghi ed indovini), che si riconoscono da un semplice particolare: non bevono, degustano (versione enoica della bottaevia, triste sequela di assaggio-sputo-evia-altrostand-assaggio-sputo-evia-altrostand). E ci sono le orde di appassionati sbevazzatori che partono con un solo, semplice, chiaro, obiettivo: assaggiare tutto. [...]


Recentemente ho avuto l’occasione di visitare a Milano la Biblioteca del Pane e dell’Alimentazione (corso Porta Venezia, 58) che conserva il Fondo Luraschi, proveniente dalla biblioteca Sormani, dedicato alla panificazione e, più in generale, all’alimentazione e il Fondo Marinoni, donato dall’attuale presidente dell’Associazione Panificatori Milanesi, che conserva oltre 3.000 titoli tra monografie, riviste e opuscoli sul tema dell’alimentazione. Mi ha incuriosito, tra i tanti libri interessanti, un piccolo libricino del 1928, dal titolo: “Il Pane – temi premiati nel concorso nazionale per la celebrazione del pane”. In piena epoca fascista, lanciata da tre anni la “battaglia del grano”, gli alunni delle scuole medie superiori furono chiamati a comporre un tema per celebrare il principale degli alimenti. [...]


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