Nell’immaginario collettivo l’Erasmus è sinonimo di Spagna, appartamento, festa, sesso, alcol. Tralasciando il discorso che fare l’Erasmus in Spagna è ormai è decisamente fuori moda, e che esiste un elenco quasi infinito di meravigliose città tra cui scegliere, il resto è luogo comune perché è vero!

Assunto questo, il punto è distinguere tra fare un semestre nel nord oppure nel sud. Non si parla di paesaggi, ma di cibo, in una accezione particolare: se si decide di prendere la via del Mediterraneo, lo studente è costretto a cercarsi un appartamento da condividere, mentre invece se ci si dirige verso le luci del nord, la ben organizzata Università vi troverà uno studentato. E lì il contatto è amplificato, gli incontri possibili si moltiplicano!
Io ho scelto di dirigermi verso il Polo, e sono stato accolto da Bergen, Norvegia. Una volta sbarcato tra i fiordi,  sono capitato in un palazzone di 19 (!!!) piani in periferia, cemento armato e angoli retti. Sedici camere per piano, e ogni piano due cucine.
E si capitata con chi si capitava. Per forza di cose, per un inevitabile incedere che sembrava contagiare tutti, il centro di gravità della vita quotidiana, ancora più del campo da calcio sottostante, era la cucina in comune.

Lì ci si incontrava, si chiacchierava, e si mangiava, ovviamente. Si faceva cultura. Cultura del contatto, dello scambio. Dell’approccio reale con persone che vivono distanti, distantissime dal tuo angolo di mondo.
Nella mia cucina si incontravano, a parte me: una coppia di cinesi, una di romani, un francese di Caen, una polacca di Postdam e una ragazza delle campagne ceche, una bulgara perennemente in rosso e un sino canadese, figlio di ristoratori. Il profumo che nasceva dai fornelli e si diffondeva tra le camere suggeriva le presenze, le inclinazioni, le abitudini: si partiva con le zuppe di verdure, di piselli e patate, arricchite di panna che la ragazza polacca cominciava a preparare attorno alle 5, in ossequio al rito della cena presto. Il ragazzo francese, decisamente privo di orari, esprimeva tutta la sua poca confidenza con la pasta condendo gli spaghetti con il loro nemico più acerrimo, il ketchup.

Il vicino più interessante veniva dal paese degli aceri: i suoi tratti lasciavano ben poco spazio all’immaginazione sulle sue origini, e anche le sue abitudini alimentari. Ai fornelli ci sapeva fare, tra riso e green onions, con tanta salsa di soia, deliziava palati e narici. Provammo persino a generare cucina fusion a 4 mani, Italia + Cina + pragmatismo da Nuovo mondo, ma non ne venne fuori granchè.

In assenza di spagnoli o portoghesi nelle vicinanze, a noi italiani toccava il ruolo di chiusura: nonostante cercassimo di onorare le tradizioni del posto, la carenza di pasta ci spingeva a nazionalismi che mai avremmo immaginato. Così ogni visitatore che faceva una capatina era incaricato di portare del pesto fresco, del parmigiano, dell’olio, magari del crudo. Oltre alle sigarette, carissime. Come carissimo era il vino, in una paese, la Norvegia, dove l’alcol scorre a fiumi soprattutto sotto forma di birra.
Così si sperimentava: e la birra diventava la base per cuocere i gamberi o il granchio per la pasta, e sostituiva il bianco nei muscoli alla marinara. Bestemmie, ovvio, ma si faceva di necessità virtù.

Ogni piano, ogni cucina, era diversa, e salire o scendere le scale era viaggiare per davvero, in luoghi diversi a seconda delle ore: sul tardi, sotto di noi, il baccalà risuonava in ossequio al fado di Lisbona, a quello di sopra patate e uovo si trasformavano in tortillas, all’ultimo le serate di imbevevano di ouzo: lassù, per un caso fortunato, un pezzo di Ellade si era ritrovato a pochi passi. I piani intermedi, soprattutto nel pomeriggio, odoravano di curry e spezie, vista la comunità indiana e pakistana che così sentiva meno intensa la distanza da casa.
Studiare fuori è servito, è stato bellissimo. Ma lo spirito autentico dell’Erasmus si respira davanti al frigo!

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Calcio, basket e cucina, le mie grandi passioni. Mi piacerebbe anche riuscire dignitosamente in almeno una di queste attività, ma sarà per la prossima volta. Nato a Sestri Levante, redattore siti web e telecronista. Difficile farmi stare zitto!