Mondial fùd(t): 1962 • Cile, BRASILE

da | Giu 17, 2010

I brasiliani ci prendono gusto e, come già aveva fatto l’Italia nel ’34 e ’38, bissano il successo ottenuto quattro anni prima. Si gioca in Cile, e l’Italia viene fatta praticamente fuori dai padroni di casa, al termine di una partita famosa più per le botte (in campo) che per il bel gioco. Questo è il mondiale soprattutto dell’immenso Garrincha, che segna quattro gol e mostra a tutti quanta poesia esista nel gioco dell’ala. Un gioco che non prevede, principalmente, il gol, ma l’assist finale, il cross vibrato quando il campo sgocciola sugli spalti. Per raggiungere lo scopo, l’ala ha due vie: c’è chi sceglie di correre veloce, il più veloce possibile, e gioca cavalcando una retta immaginaria. E chi, invece, come Garrincha, teorizza nuove regole geometriche: non sempre è la retta la via più breve tra il punto A e il punto B. Perchè Garrincha scatta e s’arresta, e fa veroniche, partenze e stop improvvisi, e poi finte e partenze, e tentennamenti di corpo coi piedi caldissimi, intenti a nascondere la palla. Lo svolazzo di una farfalla su un prato verde, questo è il mondiale di Garrincha. In finale il brasile regola la Cecoslovacchia per 3-1 [14′ Masopust (C), 17′ Amarildo (B), 69′ Zito (B), 78′ Vavà (B)]. Per celebrare la seconda vittoria brasiliana, vi regaliamo un peixe na brasa, un pesce alla brace che giunge direttamente da Rio de Janeiro, la città di Garrincha (© ph Marcelo Trasel).

Autore

Alessandro Ricci

Sotto i 40 (anni), sopra i 90 (kg), 3 figlie da scarrozzare. Si occupa di enogastronomia su carta e web. Genoano all’anagrafe, nel sangue scorrono 7/10 di Liguria, 2/10 di Piemonte e 1/10 di Toscana. Ha nella barbera il suo vino prediletto e come ultima bevuta della vita un Hemingway da Bolla.

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