Quando nel 2011 Manuel Marcuccio ha aperto il tumblr di UNO COOKBOOK come compendio online dei suoi esperimenti culinari, noi nerd della cucina vegana ci innamorammo all’istante.

Davanti a noi c’era finalmente un sito dove poter trovare ricette 100% vegetali che fossero insieme semplici da realizzare, divertenti e creative. Con un layout essenziale, un linguaggio sempre sobrio e quelle fotografie minimal che sono poi diventate la sua cifra stilistica (i piatti sono tutti fotografati dall’alto, all’aperto, su di una cassetta della frutta rovesciata), UNO ci proponeva piatti veg particolari e sfiziosi e abbinamenti di gusto curiosi ma mai pretenziosi.
Tortelloni di catalogna con crema di porri e noci; blinis con yogurt acido e caviale vegan di arance; vertigo di pere, datteri e cacao… la lista potrebbe continuare all’infinito.

manu4-copia-225x300Una piccola rivoluzione, insomma, specie per il sempre maggior numero di appassionati a questo tipo di cucina, fino a quel momento costretti a picchiarsi con le misurazioni e gli ingredienti impossibili dei siti vegan americani e a guardare con invidia ai blog italiani di cucina tradizionale, invariabilmente più fantasiosi della loro controparte vegetale.

Sull’onda del successo del tumblr, è finalmente uscito il libro di UNO COOKBOOK e – indovinate un po’ – è una bomba.
Un oggetto bellissimo, moderno e allo stesso tempo semplice, un manuale di cucina come quelli di una volta, da lasciare sempre a portata di mano (infarinata) e da consultare ancora e ancora. Perfetto per tutti, perchè tutti da quelle pagine potranno trarre qualcosa di buono: per gli irriducibili cuochi veg(etari)ani, è una miniera di idee creative e un invito a non appiattirsi sulle solite ricette; per i curiosi, è la migliore introduzione possibile al mirabolante mondo della cucina 100% veg; per gli scettici, è la prova provata di come sia  possibile mangiare con gusto senza usare prodotti di origine animale, togliendo sì qualche ingrediente dalla nostra lista della spesa, ma allo stesso tempo aggiungendone moltissimi altri. Per tutti, credo, sarà fonte di divertimento e ispirazione.

Volete stupire la nonna con dei cappelletti romagnoli veg buoni quasi quanto i suoi? Preparare biscotti al cacao e nocciola così semplici e sani che non vi faranno sentire in colpa? Provare a dare un senso a quel panetto di tofu che avete in frigo da circa tre anni?
Acquistate il libro di UNO COOKBOOK, e scoprirete un mondo di ricette che fanno bene a voi, all’ambiente e agli animali.

Per chi non ti conosce, ci racconti un po’ di te?
Ho origini campagnole: sono nato in un villaggio di appena 1000 abitanti sull’appenino tosco-romagnolo. Poi gli studi e il lavoro, fin da giovanissimo, mi hanno portato a vivere prima a Bologna, poi Roma e Parigi dove sono rimasto diversi anni. Viaggiavo continuamente in Francia e all’estero e dovevo sempre mangiare fuori casa, scegliendo tra le varie proposte dei ristoranti meno cari e spesso dei fast food.

Come è nata la passione per la cucina? Cosa ti ha spinto in particolare verso un tipo di cucina 100% vegetale?
Fu un mio collega vegetariano che mi ispirò all’alimentazione vegetariana, prima di tutto per rendere i miei pasti più salutari e leggeri. Poi il cuore mi ha riportato in Italia, nella campagna lombarda tra Milano e Torino. Il mio compagno ha origini contadine, ama la terra e coltivare quello che adesso è il nostro grande orto.
Ritornato ad una relazione più vicina alla natura, non urbana, dai ritmi più lenti, ho pensato che la mia scelta potesse essere Strudel phyllo di pomodorini e olive taggiaschemeno egocentrica e che potesse considerare non solo la mia salute ma anche quella dell’ambiente e degli animali che amavo. Considerando tutto come un UNO di cui ero una infinitesima parte ho realizzato che solo attraverso il rispetto di quell’UNO in tutte le sue espressioni e forme avrei davvero rispettato e curato me stesso.
Proprio da quell’idea è nato il nome UNO cookbook ovvero il ricettario dell’uno: una raccolta di ricette gourmet che vogliono essere rispettose della vita che mi circonda.

Il tuo libro è diventato la mia bibbia culinaria. Te l’hanno già detto che mette di buon umore? Le foto dei piatti sono bellissime come al solito, le tue storielle di vita sparse qua e là per le pagine comunicano allegria e calore. Senza contare che, per dirla come un amico che di queste cose ne sa, tutte le ricette che proponi, una volta che poi si prova a farle, vengono “esattamente” come nel libro (e non è mica una cosa da poco).
Bibbia… mi fa abbastanza paura. Sai, io non ho avuto l’intenzione di scrivere nulla di definitivo, né una guida all’alimentazione vegana, né un compendio fondamentale per approcciare una dieta priva di qualsiasi ingrediente di derivazione animale. Il mio ricettario è più simile a una polaroid che ho scattato a tutte le ricette che cucino durante l’anno: quelle che mi piacciono di più, quelle che i miei amici mi chiedono più spesso quando vengono a cena da me e quelle con cui so di poter conquistare il palato degli scettici che si aspettano un piatto di sole verdure, tutto sommato gustoso, ma senza grande appeal.
È davvero un libro fatto in casa: tutte le ricette sono cucinate nella mia cucina, fotografate nel mio balcone, servite e mangiate nel mio soggiorno. Posso dire che nessun ingrediente è stato maltrattato o sprecato durante la realizzazione di questo ricettario! Oggi sono molto soddisfatto di come sia andata.

cappellettiCi racconti della collaborazione con la Eifis, casa editrice piccola e particolarissima? E come stanno andando le presentazioni/ dimostrazioni in giro per l’Italia? Vedo che stai viaggiando moltissimo!
L’incontro con il mio editore è avvenuto per caso quando mi è stato chiesto di organizzare una cena privata in onore di Sharon Gannon, attivista vegan e fondatrice del metodo yoga Jiwamukti, nonché insegnante personale di yoga di alcuni vip come Madonna o Sting. Dopo diverse proposte che non mi entusiasmavano ho incontrato un piccolo editore che ha creduto nel mio progetto e mi ha proposto di lavorare ad un libro senza darmi alcuna gabbia editoriale, mi ha semplicemente chiesto di pensare al ricettario che avrei voluto acquistare in libreria e farlo da me. Proprio come si prepara una ricetta! Eifis è un editore che ha un grande rispetto degli autori, propone contratti editoriali seri e cura la promozione con grande entusiasmo.
Le presentazioni continuano e continueranno anche dopo l’estate assieme ai vari workshop di cucina che organizzo.

Che consigli dai ai nostri lettori onnivori e curiosi che vogliono avvicinarsi alla cucina vegetale? Da dove iniziare? Te lo chiedo perché molti amici mi dicono che può essere spiazzante, all’inizio, fare a meno di tutti quegli ingredienti: è come dover re-imparare a cucinare da capo.
Se posso permettermi di dare un consiglio, vorrei semplicemente dire, a chi ha voglia di avvicinarsi alla cucina 100% vegetale, di non farsi spaventare dalla difficoltà di reperire ingredienti nuovi ed imparare a cucinarli.
Il primo passo potrebbe essere quello di considerare la nostra cucina italiana regionale che è già piena di ottimi piatti tradizionali che sono già dei piatti vegetali, come: la farinata ligure, la ribollita toscana, le panelle siciliane, la pappa al pomodoro o la panzanella (sono solo le prime che mi vengono in mente). Questo fa sembrare la cucina 100% veg più amichevole e davvero poco distante dalle nostre abitudini.
Poi piano piano, prendendo confidenza, così come si fa come un nuovo amico, si può approfondire la possibilità di utilizzare diverse consitenze e ingredienti che non vengono né da un’altro pianeta né da una terra lontana e sconosciuta, ma che sono semplicemente rimasti nascosti dai ricettari degli ultimi 30 anni che hanno raccontato una cucina casalinga spiccia, a base di preparati industriali, fino ad arrivare all’assurdo degli “8 minuti” televisivi in cui infondere tutto lo stress possibile ed immaginabile in una ricetta. Ad esempio, quando nei miei workshop parlo di cremor tartaro, per fare lievitare i dolci, spesso leggo nello sguardo di chi mi ascolta lo stupore di scoprire un ingrediente di nuova generazione, quando invece si tratta della stessa polverina che usava mia nonna per fare lievitare le sue torte e che nel nostro immagnario è stata cancellata dal lievito chimico vanigliato.
Non si tratta di di dover imparare a cucinare da capo ma piuttosto di trasformare i propri piatti aggiungendo ingredienti come la curiosità, la cultura e anche un po’ d’amore. A chi mi dice: “Ma io lavoro ho poco tempo!”, mi piace rispondere che potremmo dedicare a fare la spesa al supermercato lo stesso entusiasmo che abbiamo nel’acquistare abbigliamento! Tu compreresti mai un paio di pantaloni che non ti vestono bene, ti segnano i fianchi e fanno apparire il tuo sedere poco sexy… solo perchè hai poco tempo?

Quanto è importante per te comprare locale, “piccolo”, il più naturale possibile? Sono cose a cui presti attenzione?
Sono fortunato perchè ho un mio orto che Tom cura costantemente e che ci regala parecchia frutta e verdura durante l’anno. Poi sono iscritto ad un Gas per ricevere altri prodotti che non nascono sotto casa.
Questa però non è la mia sola e unica fonte alimentare, ci sono anche i supermercati, i negozietti etnici dove trovo le spezie e tanti altri prodotti che compongono gli ingredienti della mia cucina quotidiana. Non mi sento intrappolato nel concetto dell’impatto zero ma piuttosto cerco di portare attenzione, per quanto mi sia possibile, a quello che acquisto.
Quello che maggiormente mi preoccupa è l’idea del bio elitario, quello fighetto per intenderci (e a Milano ce n’è tanto!), per i prezzi quasi improbabili che lo rendono inaccessibile a tante famiglie che non hanno la possibilità economica di prestare così tanta cura a ciò che acquistano. Spesso la merendina industriale, per i figli che vanno a scuola, non è solo la causa di ignoranza in fatto di cultura alimentare ma anche conseguenza di inghippi commerciali di mercato che non credo si risolvano con i supermercati del lusso che propongono il made in italy ben confezionato a prezzi proibitivi ma che dovrebbero educare alla cultura del cibo attraverso prezzi più accessibili, prodotti venduti a peso e meno packaging finto vintage esteticamente studiati.

I tuoi ristoranti veg italiani preferiti?
Ultimamente ho mangiato benissimo al Soul Kitchen di Torino dove ho scelto diversi piatti da menu esclusivamente vegan e crudisti, ben impiattati e gustosi. Sono in partenza per il Giappone dove viaggerò da Tokyo verso ovest fino ad Hiroshima passando per Kyoto ed Osaka e dove preparerò una sorta di reportage sui ristoranti vegan in cui mi fermerò… per cui presto avrò nuove notizie e nuovi luoghi da consigliarti, anche se un po’ lontani.

Un sito internet/libro veg italiano o straniero che dobbiamo assolutamente conoscere?
Senza guardare troppo lontano anche in Italia ci sono degli ottimi siti e food-blog che presentano dell’ottima cucina 100% veg: La cucina della Capra che con belle fotografie racconta di una cucina semplice e quotidiana attraverso un immaginario delicato e romantico. Sugarless che presenta sopratutto dolcezze vegan, anche crudiste, in un’ambientazione fotografica folk dal gusto tutto italiano. Giusy D’Addio consulente e cuoca di cucina naturale, macrobiotica e gluten free, attivissima su instagram, dal gusto hipster della documentazione costante cibo-maniacale dei suoi pranzi e delle sue passeggiate con Ozzy, Nena e Cyrus (i suoi cani simpaticissimi), che oltre a gustose ricette propone consulenze, corsi di cucina anche personalizzati e alimentazione per cani.
Un libro? Beh il mio naturalmente 😀 !

Tofu, seitan o tempeh? Con alcuni amici al momento abbiamo sviluppato una sorta di dipendenza da hemp-fu (Ndr: l’hemp fu è tofu di canapa… e secondo me sa di nocciola!)
Il seitan è poco presente nella mia cucina, viene a farmi visita nei miei piatti raramente. Il tofu mi piace se ben marinato e lo uso in diverse preparazioni sia dolci che salate. Io sono un tempeh dipendente: lo trasformo in spezzatino, chips per l’aperitivo e marinato con il liquid smoke lo cuocio al forno fino a farlo diventare croccante per preparare il bacon-tempeh che uso nella mia carbonara 100% veg.
Per quanto riuarda l’hemp-fu oserei dire eccezionale, come tutto quello che si ottiene dalla canapa… Maria Santissima!

Ultima domanda poi ti lascio andare: quando vieni a trovarci a Genova?
Spero di venire al più presto, sicuramente a partire dal prossimo autunno per presentare il mio ricettario e fare scorpacciata di farinata e focaccia.

Il libro di UNO COOKBOOK è acquistabile qui: www.unocookbook.com

 

Parte oggi una nuova avventura su Papille: la rubrica veg di Michela Fossa. Benvenuta a bordo!

Michela Fossa Genovese “di ritorno”, amante degli animali e della musica strana, è vegetariana da sempre e vegana da un po’ meno tempo, ma ci tiene a precisare che se la invitate a cena non farà la “rompiscatole”. Le persone a cui vuole bene si vedono spesso recapitare i suoi dolciumi bio & veg di ispirazione macrobiotica, ovviamente senza zucchero. Chissà se poi li mangiano.

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La nostra vegana da combattimento. Appassionata di musica strana e di libri in inglese, ha inventato la moda del “selfie con cane”. È bionda con gli occhi azzurri, ma il suo numero di telefono ce lo teniamo per noi

2 OPINIONI

  1. […] da Eifis, per la collana di cucina vegetale curata da Manuel Marcuccio (cioè Uno Cookbook), è anzitutto un oggetto di gran gusto: la carta spessa e ruvida, la grafica […]

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