Ci sono i cocktail fatti male. Quelli che al primo sorso capisci di aver sbagliato bar. E che, comunque, butti giù: e belin, siamo genovesi. Ed  è pur sempre alcol, preziosissimo alcol.
Ci sono i cocktail nella media. Quelli che bevi senza pensarci troppo su, perché il soggetto del tuo pensiero è ben altro.
Ci sono i cocktail degli happy hours, pizzette e fette di salame, e chi si è visto si è visto.
Ci sono i cocktail della sbronza. I gin lemon o i gin tonic alle tre del mattino in un venerdì sera nei vicoli. Colpi lunghi e carichi di alcol, e madidi di sudore nell’agonia della notte.
Ci sono i cocktail eseguiti come si deve, e qui si entra nel regno delle belle bevute. Equilibrio, piacere, sostanza, la meravigliosa spossatezza dell’alcol in circolo.

E poi, infine, ci sono i cocktail memorabili. Ma qui ci si catapulta in un altro pianeta. Possono essere memorabili per esecuzione: mi è capitato, poche volte, e ho scoperto che il plus, rispetto alla grazia delle belle bevute, è la moltiplicazione goduriosa della complessità aromatica pur nel precisissimo equilibrio finale. Più spesso, però, i cocktail memorabili non dipendono dall’alcol e da sapienti miscele, ma da luogo e situazioni, e dalle persone che hai attorno e dall’umore che hai dentro. Cocktail: per dirla come un tizio che non mi piace granché, è quel vizio che non voglio smettere, smettere mai.

Tommy’s Margarita
Categoria IBA: New Era Drinks
All Day Cocktail

• 4,5 cl di Tequila
• 1,5 cl succo di lime appena spremuto
• 2 cucchiaini di sciroppo d’agave

Shakerare e filtrare in un bicchiere da cocktail freddo.

Dom Costa lo racconta così: “Rispetto al Margarita non c’è il dolce del triple sec ma sciroppo di agave. Tre ingredienti messicani, dunque, per un drink molto complesso, più piacevole, che si beve senza sale. Si può bere anche on the rocks. Contrariamente a quello che si può pensare, non è diffuso in Messico, dove il tequila non è così diffuso. È invece molto bevuto negli Usa e presente in 25 paesi. Io sono innamorato di questo cocktail”.