Ieri sera, con una dozzina di amici, ci siamo ritrovati per una papillata informale al wine bar Marmo (Genova Sestri Ponente). Una costata di Fassone nel piatto, tre vini piemontesi alla cieca nel bicchiere e regole d’ingaggio semplici: cercare di individuare i vini e determinare il miglior abbinamento con la carne. Sveliamo come è andata: le tre descrizioni sono il risultato del nostro assaggio alla cieca.

VINO 1
Colore granato, limpido. Naso intenso, complesso ed elegante: soprattutto liquirizia, poi note tostate, spezie non puntute e, piuttosto fine, la note dolce di una vaniglia da barrique. In bocca si conferma elegante, si allarga bene e i tannini, sì, si sentono, ma sono domati. Persistenza lunga. Ancora in parte disarmonico. Il vitigno potrebbe essere nebbiolo. I profumi e l’eleganza fanno pensare ad un vino importante. Ma quei tannini fin troppo controllati? Alla fine si svela la bottiglia: Barolo Serralunga 2007 di Ettore Germano (Serralunga d’Alba – CN)

VINO 2
Colore rubino, piuttosto fitto. Naso un po’ chiuso, particolare: poco frutto, più erbaceo di foglie, con note smaltate. In bocca è potente, ha struttura, bella acidità, tannini levigati, finale amaricante. Si abbina molto bene con la carne (per quasi tutti è il miglior abbinamento). Che vino è? Barbera d’Asti superiore Pinotu 2006 di Fratelli Picchio (Incisa Scapaccino – AT). [Rileggendo a posteriori le note di degustazione, molti indizi per la Barbera c’erano. Ma non così certi, soprattutto per la parte olfattiva].

VINO 3
Si ritorna al granato, simile al primo bicchiere, un filo più vivo. Il profumo è molto intenso, e spicca decisa la nota floreale, una rosa accattivante, quasi piaciona. In bocca è preciso, e conferma il naso. Piacevole, nella sua elegante femminilità. I tannini si sentono, ma senza allappare. Subito diciamo Ruché, poi ripieghiamo sul Grignolino. Invece no, è ancora Nebbiolo. Di Giuseppe Cortese (Barbaresco – CN), anno 2010. Ci ha sorpreso, non poco.

CONSIDERAZIONI FINALI
In abbinamento alla carne ha vinto la Barbera. Da solo, leggero predominio del Barolo di Ettore Germano sul nebbiolo di Giuseppe Cortese (risultato finale 4-3). Degustare alla cieca, pur nell’ambito di una sola regione, e conosciuta bene, tra l’altro, è sempre didattico. È un modo per allertare i sensi, senza pregiudizi iniziali. Se poi l’oste gioca anche a sviarti quando sei sulla strada giusta, diventa ancora più difficile… Ma per fortuna non eravamo a scuola: ci avrebbero rimandati…

Replicheremo, ancora. Stay tuned.