La ricetta di oggi, le Scotch Eggs, o uova alla scozzese, è dedicata a tutti quelli che pensano che passata la Manica si entra in territori dove si mangia, sostanzialmente, dimmerda. D’accordo, l’insieme della gastronomia britannica avrà a occhio e croce la ricchezza che può avere una piccola regione italiana, però insomma, non stiamo a guardare alla quantità, ma a quello che deve entrarci nello stomaco.

Questa per esempio è una ricetta decisamente saporita che rientra perfettamente nella cultura gustativa a cui siamo abituati: uova semisode avvolte in carne di maiale. Trionfo di proteine e anche un discreto effetto riempistomaco, direttamente dalla Scozia. Fidatevi: buonissima.

Vi serviranno: uova, carne di maiale, pangrattato, sale, pepe, salsa Worchester e olio per friggere.

 

Scotch Eggs

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La ricetta originale prevede un mix tra carne di maiale magra e grassa. Io ho optato per la coppa, che risponde perfettamente all’identikit e che – rispetto alla pasta di salsiccia, spesso troppo saporita – si sposa con perfetto equilibrio all’uovo.

Più o meno bisogna calcolare una fetta di coppa per uovo.


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A questo punto la carne va nel mixer o nel tritacarne, accompagnata da un generoso insaporimento a base di sale, pepe e salsa worchester. Chi li trova può aggiungere del pimento e della santoreggia.

Passate la carne fino ad ottenere una pasta abbastanza fine e morbida, ma soprattutto compatta.


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Stendete un po’ di carne su un foglio di carta da forno, particolare vitale. Lo strato non dovrebbe essere più spesso di un centimetro, e sufficientemente grande da facilitare le successive operazioni di chiusura.

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Nel frattempo cuocete le uova – che avrete tirato fuori dal frigo da qualche ora – in acqua già bollente, avendo cura di posarle delicatamente nella pentola per evitare che urtino contro il fondo. E mano al cronometro: quattro minuti e mezzo, massimo cinque. Appena recupate, mettetele in un recipiente pieno di acqua fredda per bloccarne definitivamente la cottura.

La parte più noiosa e per il sottoscritto – che ha la delicatezza di un orso bruno – più difficile, è staccare il guscio. Anche perché quello che vi trovate in mano è più simile a un ectoplasma che a un uovo sodo: un trucco per quelli come me più adusi a battere la carne che a pelar sottili membrane di carbonato di calcio è farlo tenendo l’uovo immerso nella ciotola d’acqua. La spinta di Archimede compenserà gli effetti della gravità.
Un altro sistema, da me spudoratamente usato, è farlo fare alla moglie.


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Se siete sopravvissuti all’asportazione del guscio maledicendo il giorno che avete deciso di fare questa ricetta, sappiate che manca ancora la parte peggiore, ovvero il sigillamento dello scotch egg.

Innanzitutto fate una furbata: prendete un coltellaccio e passatelo fra lo strato di carne e il foglio di carta da forno, in modo da staccarlo qualora si fosse vigliaccamente appiccicato. Posate l’uovo al centro, prendete il foglio di carta da sotto e richiudete delicatamente l’uovo dentro la sua tasca di ciccia, aiutandovi con la carta e cercando di non lasciare bolle d’aria né tantomeno di rompere il tuorlo.
Non è semplicissimo, ma già al secondo uovo avrete capito come fare.


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Passate le scotch eggs nel pangrattato.

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Ora tuffatele in olio di arachide bollente friggendo in maniera uniforme. Ci vorranno cinque minuti buoni, dovranno avere un aspetto già ben dorato.

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Nel frattempo avrete acceso il forno a 200°.
Ritirate le scotch eggs dall’olio e mettetele in una pirofila, senza starvi troppo a preoccupare di asciugarne l’olio in eccesso. Infornate per dieci minuti.

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Ecco, le vostre scotch eggs sono pronte.

Se tutto è andato per il verso giusto il tuorlo sarà ancora bello liquido e la carne ben cotta, con un delizioso straterello croccante. Se preferite andare più in là con la cottura del rosso (c’è chi dice che dovrebbe essere quasi bazzotto), ributtate il tutto nel forno per altri cinque minuti.

Buon appetito.

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44 anni, doppio papà, si occupa da aaaaanni di comunicazione web. Genovese all’anagrafe ma in realtà di solide origini senesi, ha sposato una fiamminga francese creando così un incasinato cortocircuito di tradizioni enogastronomiche

4 Commenti

  1. Buoni, hai ragione, li ho mangiati a Londra, squisiti, mi sa che erano col granchio però !

  2. Grazie per la ricetta! Sono risultate squisite, complicate e rognose proprio come previsto! Ma poi lo sforzo è compensato!! Fantastiche!! Proposta oggi sul mio blog (citando la fonte chiaramente!), sono proprio curiosa di sentire la reazione dei miei lettori se vorranno cimentarsi in questa impresa!!

    Kly

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