Amici e conoscenti riportano che il numero dei pusillanimi, dei poco coraggiosi, sia in aumento. C’è un dato: manca il coraggio di… lasciare. Sembra infatti sia più comodo intessere più relazioni contemporanee, piuttosto che accollarsi il peso di prendere una decisione con tutto ciò che ne consegue. E le conseguenze, tra l’altro, potrebbero essere anche positive per chi decide di prendere in mano la situazione: iniziare una nuova storia senza l’ansia di essere scoperti, ad esempio, o decidere di vivere alla giornata senza alcun tipo di impegno emotivo. Invece no, c’è una deriva leporide im-ba-raz-zan-te!

Quindi per non scrivere la solita invettiva, che poi uno potrebbe anche chiedersi “ma questa che parla-parla, poi alla fine come si comporta?!?!”  mi fa più piacere condividere con voi un brano tratto da “Milioni di Milioni” di Marco Malvaldi (ed. Sellerio), in cui si mette in tavola un pranzo: alla fine del brano troverete anche la consueta, saporitissima, ricetta. Buona lettura e buon appetito!

– Allora, fatta la pace tra lei e la Zerbi Palla? A bocca piena, più per educazione che per entusiasmo, Piergiorgio annuì. Quindi, posata la forchetta per precauzione sul piatto – autentica porcellana Wedgwood, mica robetta – aspettò di finire il boccone prima di rispondere.

– Ma sì, dai. Una brava donna, tutto sommato. È stata la maestra del paese, mi diceva.
– Eh sì. Sì sì, proprio. Per quasi trent’anni. E ha fatto un buon lavoro, niente da dire. Sia in classe, che fuori. Ce ne sono che sono nati qua, figli di contadini, e che poi si sono laureati, sa? E tutto grazie alla signora Zerbi Palla. Carattere di merda, a volte, eh. Ma una gran donna. Quando pensa una cosa la dice. Certo, poi, la famiglia che si è ritrovata non è che abbia aiutato. Ancora un po’ di coniglio?
– No, grazie. Senza complimenti – disse Piergiorgio, con sincerità.

Quello era il genere di pranzo che, in assoluto, detestava di più. La disposizione della tavola era, per quanto poteva giudicare, perfetta – piatti di gran pregio, due ordini di bicchieri e posate, tovaglia stirata direttamente sul tavolo. Il trionfo della Perfetta Padrona di Casa. Peccato che l’apparecchiatura da ambasciata fosse stata abbinata ad una cucina da trincea. Risotto con la salsiccia e coniglio con polenta; quel tipo di pasto che se lasciato un attimino troppo sul fuoco (come in questo caso) ti si ancora al fondo dello stomaco e va disincagliato a forza di grappini.

– Insomma, le dicevo, un caratterino di quelli spigolosi, a volte – disse il sindaco, versandosi il primo di quella che prometteva essere una lunga serie di interventi digestivi. – C’era solo il povero Alberto che la sapesse tenere in riga. Nel senso buono, mi intenda. Le voleva un bene dell’anima, Alberto, alla moglie. La trattava come una regina.
– De’, n’ha fatto anche tanto di corona – disse Stelio, ospite della cena in qualità di consigliere comunale. – Peccato si sia scordato una vocale per la via.
Risate generali, che sorpresero Piergiorgio.
– Cioè, in pratica il povero Alberto…
– Il povero Alberto le voleva un bene dell’anima, alla moglie – disse il sindaco, la mano stesa in avanti a fugare ogni possibile dubbio. – Ma era un uomo, anche lui, insomma.
E la mano si voltò a palmo in su. Dopo un sorsetto, il sindaco riprese:
– Era un po’ farfallone, via. E di notti fuori casa ne ha passate. Ma le voleva un gran bene, a sua moglie. E lei a lui. Altri tempi insomma; Alberto era un uomo un po’ di una volta, e le cose le intendeva in un certo modo. Piergiorgio annuì per niente convinto. […]
– Gradite un caffè? – chiese con un sorriso.
Caffè, sì. Ci vuole proprio.

Coniglio alla Ligure

1kg e mezzo di coniglio
1 cipolla
1rametto di rosmarino
1 bicchiere di vino rosso (Rossese, Granaccia)
2 spicchi di aglio
2 cucchiai di pinoli
100 gr pomodorini
100 gr olive taggiasche
olio di oliva extravergine q.b.
Brodo di carne q.b.
sale q.b.

La ricetta

IMG_5111_web1Tagliate (o fatevi tagliare!)  in una dozzina di pezzi il coniglio e mettete in un tegame capiente l’olio d’oliva, scaldatelo, e fateci appassire a fuoco basso la cipolla e l’aglio tritati; unite il coniglio  e rosolatelo, poi aggiungete le foglie di alloro, di timo e il rametto di rosmarino.

Cuocete con il coperchio fino a quando il coniglio avrà assunto un bel colorito dorato. Lasciate cuocere per qualche minuto e poi sfumate con un bicchiere di vino, quindi unite le olive taggiasche.
Aggiungete quindi i pinoli, amalgamate tutto per bene e poi coprite il coniglio con un coperchio  e lasciate cuocere per circa un’ora finché il coniglio non diventerà tenero (la carne dovrà staccarsi facilmente dall’osso); a dieci minuti dalla fine della cottura aggiungere i pomodorini tagliati.

Di tanto in tanto aggiungete un mestolo di brodo in pentola e fate cuocere il tutto a fuoco lento.

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Lady Papilla, il tocco femminile che mancava a quei tre. Donna dai mille interessi e perennemente in movimento, scrive ricette e dispensa consigli per sopravvivere ai sentimenti e agli ormoni

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