Braciola piccante con chutney di mela

Ogni quattro anni è la stessa storia. Da giugno a luglio (senza contare le amichevoli che li precedono) ci sono i Mondiali di calcio. Sarebbe interessante analizzare qualcosa di diverso rispetto a schemi, tattica di gioco e altre amenità come il fuorigioco, la rimessa laterale, il calcio di punizione e i cori da stadio : “arbitro cornuto” in primis, che sottolinea un problema molto privato del direttore di gioco.

A proposito: oltre alle infinite vessazioni verbali in tutte le lingue del mondo, si legge sul web che tutti gli arbitri avranno in dotazione, per la prima volta in assoluto in una fase finale del campionato mondiale di calcio, uno spray per far rispettare ai giocatori  la distanza della barriera durante i calci di punizione.

Ma il Mondiale, volendo, può essere gradito anche a chi di calcio non si intende. Me, per esempio.  Di calcio non ne so molto, ma gli addominali, quelli sì, li riconosco lontano un miglio (niente battute pliiis).

Così quando penso al Campionato del Mondo, penso al tipico compagno che ha già programmato una serie di serate “birra e partita”, ovvero svaccamenti sul divano-grida-salti sulla sedia e, nella migliore delle ipotesi, esplosioni di gioia.  Penso a 90 minuti di partita, escluso intervallo, supplementari e calci di rigore, e penso a un escamotage per inserirmi nell’unico momento nel quale almeno posso rifarmi gli occhi. Penso ad un’incursione sul sofà casalingo con la scusa della condivisione della bionda. Penso a mantenere un contegno mentre scambio messaggi con la mia amica che sta facendo esattamente la stessa cosa su un altro divano. Penso al fatto che – prima o poi – a lui scappa il commento ad alta voce sulla fighissima spettatrice tettuta, che usualmente le regie delle Tv di tutto il mondo amano immortalare. Nonostante non si giochi a bocce, per dire. Penso che a me che mi offendo e a lui che cerca di recuperare. Ma tutto ciò deve avvenire intorno al 43° minuto del primo tempo, ossia prima dell’intervallo. Se invece, anche dopo la partita, il tema “calcio” assume una dimensione importante, le strade sono fondamentalmente due: o mi appassiono o cambio fidanzato. E a cosa mi appassiono, al fuorigioco? Ma va là meglio dedicarsi alle braciole dei calciatori, che ai loro piedi.

Che il modello sia Cristiano Ronaldo (versione tamarro-tronista di uomo), Andy Carroll (stile uomo dai capelli lunghi e cerchietto), o gli italiani Claudio Marchisio o Daniele De Rossi (tra i pochi a non depilarsi le sopracciglia), riuscire a far raggiungere al proprio compagno una fisicata simile a quella di un calciatore è davvero tanto (ma tanto!) difficile. E comunque c’è sempre il rischio che, raggiunto il risultato, chieda a me la stessa cosa. Naaaaaaa.

Meglio godersi una partita mangiando una braciolina magra con un chutney di mela, che mi è venuta in mente dopo averla vista su vecchio numero de La Cucina Italiana. E poi, l’importante è…stare insieme.

Braciola di maiale con chutney di mele

1 braciola di maiale
1 mela golden
1 scalogno
zucchero q.b.
sale e pepe q.b.
curry
zenzero fresco
burro q.b.
4 cucchiai di aceto
olio extravergine q.b.

Ingredienti per una porzione

IMG_5202_web1aPer preparare il chutney: pelare la mela, detorsolatela e tagliatela a tocchetti; rosolate per un minuto la mela con lo scalogne tritato e una noce di burro, poi unite 4 fettine di zenzero, un pizzico di sale e uno di zucchero e una spolverata di curry (a vostro gusto).

Dopo un minuto bagnate il composto con 4 cucchiai di aceto e dopo due minuti aggiungete un mestolo d’acqua: coprite e cuocete per circa mezz’ora.

IMG_5203_webaaMettete la braciola su una padella arroventata con poco olio e lasciatela cuocer per tre minuti per lato. Salare e pepate alla fine della cottura.

Completare con il chutney di mele.

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Lady Papilla, il tocco femminile che mancava a quei tre. Donna dai mille interessi e perennemente in movimento, scrive ricette e dispensa consigli per sopravvivere ai sentimenti e agli ormoni

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