Bambini in cantina, lo stai facendo nel modo giusto

bambini_cantineCi sono papà e mamme che bevono vino. Per fortuna, rispondono i vignaioli, che il vino lo fanno e che ne campano. Per fortuna, confermano i suddetti genitori, a cui piace oltre a bere anche cogliere le occasioni per visitare cantine, scoprire colline e villaggi, assaggiare nuove bottiglie e farsele spiegare direttamente dal vignaiolo.

Insomma, la classica situazione in cui la domanda incontra l’offerta, e tutti sono felici?
Non proprio, perché vi è sfuggito l’incipit poche righe fa: papà e mamme. E se la memoria non mi inganna, dove stanno dei genitori di solito ci stanno dei figli.

E qui casca l’asino, soprattutto quando i marmocchi hanno l’età per muoversi autonomamente ma non ancora per stare calmi e imbronciati in un angolo a watsappare con i brufolosi compagni di classe.
La visita in cantina si trasforma in un inseguimento continuo, solitamente in mezzo a vecchi arnesi da contadino arrugginiti e appuntiti o fra pareti di bicchieri di cristallo. I bimbi schiamazzano, il vignaiolo si spazientisce, la visita va in vacca.

Poi ogni tanto incontri il vignaiolo illuminato, quello che ha speso cinquanta euro per un tavolo e due sedie all’Ikea, o ha raccattato i vecchi giochi in soffitta, o ha sistemato un angolino della cantina per renderlo bambino-safe. E con quei dieci minuti di calma concessi dall’angolo per bambini ti gusti il vino, sei felice, e la mano va con serenità verso il portafoglio per pagare una cassa di quello buono.

Meditate, vignaioli, meditate.

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44 anni, doppio papà, si occupa da aaaaanni di comunicazione web. Genovese all’anagrafe ma in realtà di solide origini senesi, ha sposato una fiamminga francese creando così un incasinato cortocircuito di tradizioni enogastronomiche