Osservo il piano cottura della mia cucina. Di nero cromato. Lucente di vetril, sgrassato dallo cif. Cinque fuochi, griglie in ghisa. Bello, proprio bello da vedere.
Chi lo ha progettato, però, non ha fatto i conti con la pratica.

I cinque fuochi difficilmente possono essere utilizzati tutti assieme: se nel fuoco centrale si pone una pentola o una padella capiente, in quelli laterali lo spazio scarseggia.

E poi ci sono i pomelli: dopo un po’ che il gas borbotta, soprattutto se si utilizzano i due fuochi più vicini, si surriscaldano fino all’ustione.

Dicesi ergonomia: “È quella scienza che si occupa dell’interazione tra gli elementi di un sistema (umani e d’altro tipo) e la funzione per cui vengono progettati, allo scopo di migliorare la soddisfazione dell’utente e l’insieme delle prestazioni del sistema”.

E direbbe qualcuno: “Oh, ragassi, ma siam pazzi? Qui la questione è semplice: o l’ergonomia la si applica, o il maiale non è tutto di prosciutti…

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Sotto i 40 (anni), sopra i 90 (kg), 3 figlie da scarrozzare. Si occupa di enogastronomia su carta e web. Genoano all’anagrafe, nel sangue scorrono 7/10 di Liguria, 2/10 di Piemonte e 1/10 di Toscana. Ha nella barbera il suo vino prediletto e come ultima bevuta della vita un Hemingway da Bolla.