Un po’ più di un pub, un po’ meno di un ristorante”. È il Michelaccio, il nuovo locale – aperto giusto una settimana fa – di Fabio Fauraz (sua la definizione iniziale, ma lo diciamo subito: è molto più di un pub, poco meno di un ristorante), Paolo Gargano e Lorenzo Bagliano. Lo trovate a Genova, in via Frugoni (al 49), tra via XX Settembre e Carignano.

Fauraz è nome noto: dal 2002 al 2007 al timone del rimpianto Violino Rosso, poi anni spesi in consulenze e nella scuola di cucina che porta il suo nome. Finalmente, per molti, torna in pista con un “suo” locale. Che scompagina la forma del classico ristorante, per uno spartito più flessibile e semplice. “Un luogo dove si può mangiare un solo piatto, o un panino accompagnato da un quartino di vino, o magari una sardenaira (la classica pizza imperiese),  oppure concedersi un pranzo o una cena completa” spiega ancora Fauraz.
Un posto versatile, insomma, un po’ ristorante, un po’ bistrot, in linea con i tempi di una ristorazione che velocemente sta rinnegando – o rimodulando – i pilastri della tradizione italiana: la classicità del luogo e della formula, la scansione delle quattro portate.

Nel locale s’intravvede il manico del bravo architetto: è caldo, con idee convincenti – dal bancone bar,  da cui si ammira una quinta di calici da vino – alle vecchie casse in legno trasformate in scaffali per le bottiglie, fino all’illuminazione strategica.

Il menu è stringato, una dozzina di piatti, dolci compresi, elencati in disordine. Dietro a tutti c’è Fauraz, ma in cucina si muovono perlopiù Matteo, Vittorio e Federica.

All’assaggio, convince la tartare di carota fumée mele e rafano (€ 12), che è un gioco d’illusione e di primo acchito potrebbe sembrare una tartare di salmone, ma è solo verdura: perfettamente equilibrata e assai intrigante, D’impatto anche gli spaghetti allo scoglio (€ 15), un piatto di tecnica e materia prime, arricchito dal carpaccio di gamberi, che compariranno anche sotto forma di polvere croccante (ottenuta dal carapace). Un piatto che sa di iodio, ben architettato.

Si potrebbe osare di più con il riso e “polvere” (€ 12): un risotto al Parmigiano semplice semplice, su cui si apre una feritoia nera, ossia una polvere di carbone vegetale, cardamomo e cipolla arrostita, che in realtà caratterizza il piatto più esteticamente che al palato.

Ordinando “pane cotechino e zucca” (€ 12), arriva un vero e proprio panino (ottimo il pane), e forse sarebbe meglio chiamarlo appunto panino, anche perché prezzo e menu non aiutano – almeno la prima volta – a comprenderne la forma. Come panino, nulla da dire, anzi, piacevole. Come secondo piatto, invece, rischia di essere esagerato per la preponderanza del pane.

Ai dessert, un classico come il flan di cioccolato e salsa al cioccolato bianco (€ 8), o la semplicità di una pera madernassa al forno (cotta a perfezione) e salsa al cioccolato (€ 5).

La carta dei vini è improntata totalmente ai vini naturali. Si beve bene, a prezzi giusti, e la carta delle riserve rivela annate datate da cui pescare con grande gioia. Ma anche il vino della casa – proposto in quartini (€ 4), mezzi litro (€ 7,5) e litri (€ 15), sa farsi piacere: arriva dall’azienda agricola Francesco Brezza – Tenuta Migliavacca (San Giorgio Monferrato).

Non è mai facile “giudicare” un locale appena aperto. Tanto più se le attese sono alte. Le premesse ci sono. È solo da ritornare, per vederne l’evoluzione.

Il Michelaccio
Indirizzo: Genova – via Frugoni, 49
Telefono: 010 5704274
Riposo settimanale: lunedì
info@bestreet.it

 

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Sotto i 40 (anni), sopra i 90 (kg), 3 figlie da scarrozzare. Si occupa di enogastronomia su carta e web. Genoano all’anagrafe, nel sangue scorrono 7/10 di Liguria, 2/10 di Piemonte e 1/10 di Toscana. Ha nella barbera il suo vino prediletto e come ultima bevuta della vita un Hemingway da Bolla.

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