La verità, vi prego, sui ravioli

Dopo quell’incontro, la vigilia di Capodanno, mi sentivo spaesata, come quando il tuo macellaio di fiducia non c’è e non sai che stalli prendere. Sperimentare qualcosa di diverso alla cieca o proseguire sulla strada che avevi in mente fino a cinque minuti prima?

Ero corsa al mercato prestissimo ad acquistare tutto quello che mi serviva per il cenone di Capodanno: mi ero autoincaricata di organizzare il primo e avevo scelto di preparare qualcosa di molto buono. Ci sarebbe stato qualcuno di speciale quella sera. Volevo fare bella figura.
Le parole, come da copione, stavano a zero, ma i ravioli no. I ravioli sarebbero stati il passepartout della serata.

Con questo pensiero “un raviolo tira l’altro – un bacio tirerà sicuramente l’altro” avevo raggiunto una cara amica e un’altra persona, decisamente più grande di me, seduti ad un tavolino all’aperto in un locale del centro. Lei aveva organizzato un brunch e lui era il “nostro uomo”, persona competente in un ambito che interessava entrambe e con cui ci avrebbe fatto piacere collaborare.
Non ricordo esattamente l’inizio della deriva della conversazione: ci trovavamo nella situazione in cui sembrava di parlare con chi aveva la risposta definitiva a tutte le domande. Una specie di divinità con il cappotto che sorseggiava un caffè. Ubriaca di parole e di succo d’arancia avevo deciso di congedarmi: mi girava la testa, seduto al mio tavolo c’era un uomo più loquace di me e dovevo tener fede alla promessa culinaria per il cenone, promessa che per la sua realizzazione richiedeva tanto tempo.

Dopo aver raggiunto di corsa la fermata più vicina, il cellulare aveva iniziato a suonare nell’esatto istante in cui si erano aperte le porte dell’autobus che mi doveva portare a casa.
Numero sconosciuto. Una voce con inflessione russa, dopo una rapida presentazione, aveva lasciato spazio ad un invito a pranzo, lì per lì. Una cosa d’altri tempi, un approccio da telefono fisso. Da sliding doors ero finita in un film in bianco e nero.
Al cellulare sentivo il respiro interdetto di Humbert – il “divino” in palandrana –  dall’altro capo del telefono c’ero io, e no, non avevo dodici anni, ma mi sentivo come una ragazzina. “Grazie, ma non posso: ho promesso ai miei amici che avrei cucinato per loro” e hop, un salto dentro al mezzo prima che si chiudessero le porte.
Il russo accennò un tentativo di recupero, ma niente da fare, ero tornata sulla strada conosciuta, sulla via di casa.

A posteriori ammetto che non avevo capito un fico secco ed ero riuscita a ripudiare il russo santificando la mia giornata alla raviolata dell’amore. In questo caso ho imparato che a volte rimandare di due ore qualcosa di programmato ti fa vivere meglio e che un russo non digerisce facilmente un no. Inoltre, quando vogliono, possono attingere alla letteratura e dare il meglio di sé per farti pesare “tutto quello che ti sei persa”.

Dopo Capodanno, e dopo i miei millemila ravioli “dedicati” al tipo della quarta riga di questo post, e dopo ovviamente nemmeno uno straccio di bacetto sulla guancia, Humbert ha avuto la gentilezza di far recapitare a casa di una dodicenne-un-po’-cresciuta un libro che riporta alla memoria il nostro primo (e unico) incontro, un dono che conteneva una lettera di accompagnamento che mi sento fortunata a possedere: un oggetto che un mio coetaneo non credo riuscirebbe a concepire, poiché la scrittura a mano (e la poesia, e la delicatezza, e tutte queste cose “alla dottor Zivago”) prevedono il distacco dall’àifon.

Quindi questa è la ricetta dei ravioli “alla russa”, perché la loro produzione richiede disciplina, ordine, abnegazione. E un ripieno – se volete – da cambiare a vostro gusto, perché la tradizione, per vivere, va arricchita con l’esperienza.

Farete un figurone!
с новым годом (Buon anno) !

 

Ravioli fatti in casa

Tempo: l’ideale è preparare il ripieno il giorno prima, per la preparazione della sfoglia considerate un’ora.
Attrezzatura: Imperia, stampo per ravioli, matterello, rotella tagliapasta, tritacarne

Ripieno
150 gr salsiccia
350 gr stallo reale (se non avete un tritacarne richiedetelo già macinato)
3 uova intere
250 gr ricotta
400 gr circa di passata di pomodoro
500 gr di bietole oppure di borragine
1 cipolla
2 carote
1 gambo di sedano
olio q.b
sale q.b.
noce moscata q.b
rosmarino (opzionale)
100 gr pecorino o parmigiano grattugiato (opzionale)

Impasto
400 gr farina
4 uova
un pizzico di sale

La ricetta

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Impasto – Disporre la farina a fontana, unire le uova al centro e un pizzico di sale. Amalgamare tutta la farina e, in caso l’impasto risultasse troppo asciutto, aggiungere uno o due cucchiai di acqua tiepida.

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L’impasto dovrà risultare liscio e compatto: solo allora dovrà essere riposto in frigo per 30 minuti (meglio un’ora), avvolto nella pellicola trasparente.

Trascorso questo tempo, estrarre l’impasto dal frigo e iniziare a stenderlo utilizzando l’Imperia e la farina per non far attaccare la pasta.


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Ripieno – mondare la borragine/le bietole, quindi stufatela per 15 minuti in una pentola capiente con un filo d’olio. Scolatele, tritatele al coltello e raccoglietele in una ciotolina.

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Tritare finemente carota, sedano, cipolla, qualche foglia di rosmarino.

Spostare il composto tritato in una pentola capiente con un filo d’olio. Aggiungere la carne.


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Una volta che la carne e la salsiccia sono cotte (dopo circa 30 minuti), unire la passata di pomodoro e farla consumare.

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Tritare la carne (NB potete usare direttamente la carne tritata e la salsiccia, fin dal principio)

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a cui unirete in una ciotola la verdura, le uova e la ricotta. Mescolate benissimo gli ingredienti e non rimarrà altro che insaporire il ripieno con sale, pepe e noce moscata. Chi desidera può aggiungere pecorino o parmigiano grattugiato (circa 100 gr).

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Stendete la pasta in sfoglia sottile su uno stampo da ravioli, utilizzate il ripieno in modo generoso ma non esagerate: si devono chiudere! Sopra al ripieno posizionare un’altra sfoglia di pasta e passare il matterello in modo tale che tutti i bordi aderiscano bene.

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Se ci fossero delle difficoltà a separare i ravioli aiutatevi con la rondella tagliapasta.
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Lady Papilla, il tocco femminile che mancava a quei tre. Donna dai mille interessi e perennemente in movimento, scrive ricette e dispensa consigli per sopravvivere ai sentimenti e agli ormoni

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