Archeologia di un pic-nic

da | Ago 19, 2010

Sei piatti, una dozzina di posate, quattro bottiglie: i resti di un pic-nic del 1983 sono saltati fuori da sotto un metro e mezzo di terra a Jouy-en-Josas (vicino Parigi), durante gli scavi dell’Institut National de Recherches Archéologiques. Non è stato un imprevisto, anzi: gli studiosi erano andati lì proprio per ritrovare gli avanzi del banchetto di ventisette anni fa.

D’altronde non si tratta di un pic-nic qualsiasi, ma di ciò che rimane di un happening di Daniel Spoerri, artista mondialmente conosciuto per i suoi quadri-trappola. Ed è stato proprio lo stesso Spoerri ad averlo voluto riportare alla luce, dopo averne organizzato il sotterramento.

Era il 23 aprile 1983 e più di un centinaio di invitati si erano dati appuntamento per un omaggio al celebre dipinto impressionista Déjeuner sur l’herbe di Manet. Solo che l’happening qui si chiamava “Déjeuner sous l’herbe” (sur, come Manet, vuol dire sopra; sous è invece sotto): a fine pasto, hop, tutti a scavare una trincea lunga 40 metri per digerire meglio e calarci dentro i tavoli ancora mezzi imbanditi, senza aver spostato una singola posata.

Dei resti portati alla luce verrà fatto un calco eppoi saranno rimessi sotto terra per le future generazioni.

E il menù, direte voi? In linea con la vena un po’ folle di quest’operazione: ragù di pitone,  mammelle affumicate, bistecche di proboscide d’elefante, oltre che i più accessibili polmoni di vitello, trippe e piedini.

Autore

Giulio Nepi

44 anni, doppio papà, si occupa da aaaaanni di comunicazione web. Genovese all’anagrafe ma in realtà di solide origini senesi, ha sposato una fiamminga francese creando così un incasinato cortocircuito di tradizioni enogastronomiche

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