Il wine bar che non c’è (almeno a Genova…)

da | Mar 25, 2011

Mercoledì sera ero in un wine bar del ponente genovese. Un locale che al mattino è proprio bar, a pranzo offre piatti a prezzi decisamente vantaggiosi e che dal tardo pomeriggio declina in wine, con l’accompagnamento di formaggi e qualche piatto di carne in carta. Pur non essendo in una zona particolarmente fortunata, e senza essere un locale figherrimo dal punto di vista architettonico, funziona bene e ha saputo crearsi il suo giro, con una carta dei vini ricca ma soprattutto intelligente, proposti a prezzi corretti. Il merito, certo, sta nella competenza del proprietario. Che però ora vorrebbe lanciarsi in qualcosa di diverso, poco bar e tanto vino, legato ad una proposta gastronomica più rilevante. Insomma, è alla ricerca di un locale nuovo, a ponente o in centro, capace di colmare un buco nell’offerta genovese. Direte, ci vuole poco: l’offerta genovese, in fatto di wine-bar o locali alternativi, praticamente non esiste. E allora, visto che siamo noi a vivere la città, a cercare posti che siano aderenti alle nostre aspettative, proviamo ad immaginare il locale che non c’è. Quello dei nostri sogni. Ecco, ora costruisco il mio.

COLLOCAZIONE
Urge un comodo e tranquillo spazio esterno, dove poter bere (e mangiare) nella bella stagione. All’interno deve predominare il vino, alle pareti, nei complementi di arredo. Ci sta sempre bene un bel bancone, quello delle fine serate o dei clienti affezionati.

CLIENTELA
Variegata. Popolare, nel senso che ci trovi di tutto. Sono i posti più divertenti, più vivi: quelli che riescono a far sentire ognuno al posto giusto.

CARTA DEI VINI
Può non essere monumentale, anzi. Ma deve ruotare ciclicamente ed essere orientata su vini dal buon rapporto qualità/prezzo. E’ in questo che si vede il manico dell’oste. Tante bottiglie tra i 15 e i 30 euro (e tutte proposte anche al bicchiere), e poi qualche sfizio, da togliersi ogni tanto.

CUCINA
Si cerchi un tema, e lo si porti (bene) fino in fondo. Carne? E allora quattro cinque tagli, ottima qualità (che a Genova è tanto difficile trovare della carne buona…), cotture giuste. E poi selezione di formaggi e salumi, abolendo d’emblée i taglieri insulsi di prodotti da supermercato (anche negli stuzzichini…). Cucina territoriale? Due antipasti – tre primi – tre secondi, ben fatti, che non si stoppi al confine genovese, ma proponga ricette delle due Riviere e anche del vicino Piemonte. E poi, cucina aperta fino alle 22.30.

EXTRA
Un gran cioccolato, con un bel distillato. Verticali o orizzontali ben pensate (una verticale è la degustazione dello stesso vino di annate differenti, un’orizzontale è la degustazione di una tipologia di vino, stessa annata ma produttori diversi). Oppure, serate di degustazione alla cieca. Qualche buona birra.

Infine, ecco qualche locale visto in giro che vorrei a Genova:
Vecchio Mulino – Castelnuovo Garfagnana
• Settembrini Caffè – Roma
Enoteca della Valpolicella – Fumane
• Enoteca Re – Dolceacqua
Casa del Vino della Vallagarina – Isera
Slurp – Torino
Cantina del Rondò – Neive

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Autore

Alessandro Ricci

Sotto i 40 (anni), sopra i 90 (kg), 3 figlie da scarrozzare. Si occupa di enogastronomia su carta e web. Genoano all’anagrafe, nel sangue scorrono 7/10 di Liguria, 2/10 di Piemonte e 1/10 di Toscana. Ha nella barbera il suo vino prediletto e come ultima bevuta della vita un Hemingway da Bolla.

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