Da qualche anno siamo tutti intolleranti: ai clandestini, al buco dell’ozono, a certi programmi televisivi, alla politica (o forse certa politica è intollerante a noi?), ma soprattutto al cibo di ogni genere e tipologia, ricomparso come un alieno sulle nostre tavole. Certo non mi riferisco alla celiachia o ad altre gravi patologie, ma a quella sensazione di malessere, attribuita svariatamente (e talvolta fantasiosamente) a grano, poi melanzane, pomodori, fragole, ananas senza dimenticare lattosio e derivati, dai formaggi al prosciutto.


Una sorta di psicosi collettiva, che ha cacciato dalle tavole di tante signore (e signori) deboli e malaticce, afflitte da meteorismo e cefalee, gli alimenti classici per sostituirli con prodotti dai nomi impronunciabili (e dai costi altrettanto elevati) e anch’io più di una volta sono stato tentato di fare tabula rasa, in tavola giustappunto. Finché non mi è capitato di leggere un articolo, sul Corriere della Sera salute, che quasi come una Rivoluzione popolare mi ha risvegliato dal torpore salutista: oltre la metà delle intolleranze (ma spesso si arriva al 90%) non esistono. Lo dice chiaramente Jan Schroeder allergologo del Niguarda di Milano: “Quella delle intolleranze è una moda, a causa della quale sono in molti a privarsi senza fondamento scientifico di nutrienti importanti“.

Allora dopo questa perentoria smentita cosa resta sul campo? Le ben più pericolose allergie alimentari, che si possono riconoscere dall’insorgenza di alcuni disturbi entro 2 ore (reazione immediata) o entro 36 ore (reazione tardiva) dall’assunzione di un alimento. Tra i sintomi più comuni ci sono quelli cutanei (eritema, prurito, orticaria, sensazione di bruciore etc), agli occhi (arrossamento, lacrimazione, gonfiore), alle vie aeree superiori (naso che cola, starnuti, gonfiore in gola etc.), alle vie aeree inferiori (tosse, difficoltà a respirare), all’apparato gastrointestinale (nausea, coliche, reflusso gastroesofageo etc) e all’apparato cardiovascolare (tachicardia, ipotensione, vertigini, svenimento).  Insomma, mentre l’allergia produce una reazione veloce ed è una vera e propria patologia, l’intolleranza si manifesta lentamente ed è una condizione che facilita le patologie.

Non esiste poi un modo per averne la certezza, fino a che non si compiono rigorosi test (e anche qui – specifica il quotidiano – non quelli per le intolleranze) come il test di scatenamento, da svolgersi sotto strettissimo controllo medico.

Per i più timorosi, poi, esiste anche una classifica degli alimenti che causano frequentemente allergia: ai primi posti spiccano alcuni vegetali come il pomodoro e i legumi, poi i crostacei, il latte e fanalino di coda i cereali (2%) e la carne (1%).

Io vado a farmi un piatto di pasta.