“Se non hai mangiato almeno una volta nella vita il misto piccante non sei un uomo”

“Seee, lascia perdere ste sboronate da pivello in calore: burro e acciughe è il meglio. Semplicità, cazzutezza (lo mangiavano i marinai di una volta) e se hai bevuto la sera prima ti mette pure a posto lo stomaco”

“Ma vuoi mettere un bel salame di cinta senese tartufato e lardellato?”

“Oh, comunque siamo d’accordo che l’arrosto al basilico è ‘na cagata vero?”

“Beh, sì, non sa di un belino”

“Io invece sono per il nazionalpopolare: porchetta in salsa tonnata. Poche ciance, tanta ciccia. E costa poco”

Conversazioni quotidiane in coda al Gran Ristoro, il negozio di panini più piccolo al mondo ma con la coda più lunga. Dentro c’è praticamente un bancone e basta. Siamo nella seconda metà degli anni Novanta. La pausa “giusta” per noi gli studenti di via Balbi (incoscienti aspiranti praticanti di qualsiasi lavoro che non abbia a che fare con gli studi) era lì, in Sottoripa. Solo la friggitoria Carega teneva il passo. Poi tutti a prendere un’oretta di sole al Porto Antico, di grazia.

Il Gran Ristoro ha una vetrina affollata di vaschette con i condimenti più diversi: salumi di ogni foggia, salse, verdure sott’olio e grigliate. La saracinesca di fianco ospita un bar che propone quasi lo stesso servizio, ma non è mica la stessa cosa. Quello originale è il bugigattolo, e infatti di là non c’è sempre la coda fuori.

Negli anni sono nati altri simil Gran Ristori. Ma ora in Sottoripa si chiude. Così, dall’oggi al domani. Una settimana fa hanno scritto che a pochi metri di distanza apre Mc Donald. E giù polemiche, anatemi contro il fast food yankee. Quello non c’entra. Pare che il capo si sia stufato, che abbia altri progetti, che ha litigato con i dipendenti, che non è per la crisi, non è la concorrenza. Ieri ci sono passato, effettivamente c’era la serranda a mezz’asta e i banconi tristemente vuoti.

Io non so se chiude veramente, così si dice, perché chiude, non mi interessa neanche saperlo. Pochi giorni fa ha chiuso la libreria Assolibro di via San Luca, un altro posto della memoria per noi ex studenti in cerca di luoghi con personalità. La libreria Books in the casba non ha chiuso ma gli amici che l’hanno aperta hanno passato la mano.

Starò diventando vecchio. Se parto con “là dove c’era l’erba ora, c’è una cittàààà” fermatemi.