Lezione numero uno del manuale del buon giornalista: verifica la notizia. Lezione numero due: le fonti sono il tuo Dio, fai che siano affidabili. Quando non rispetti queste piccole grandi regole rischi di sparare cazzate. A me è successo di recente, in questo post in cui mi disperavo perché girava voce che il Gran ristoro di Sottoripa a Genova chiudesse.

La foto sotto è di oggi.

Come reagire? Bene, perché la coda è lì al posto suo, le luci sono accese e il misto piccante è ancora tra noi. Male, perché qualche giorno fa ero qui a cantarne il requiem, provocando una serie di “nooooooooooooooooooo”, “non ci posso credere!”, “la vita non ha più senso”, nel mondo della Rete. Scusate ragazzi, era una bufala.

Val poco a mia discolpa dire che mi sono espresso con paraculi “forse” e “non so”. Vale ancora meno dire in fondo il mio era più un nostalgico saluto a un mondo che scompare a pezzetti, un personale amarcord di un periodo felice della vita. La verità è che – nel dubbio – mi son fatto prendere dall’incontinenza emozionale e un po’ ci son cascato. Come nelle peggiori tradizioni del giornalismo. Sono in compagnia in questo mini epic fail, ma non è meglio.

La cosa che mi brucia di più però è che il socio Nepi, che qualche nozione del mestiere la tiene ancora, me l’aveva detto.

Bene, mi espongo al pubblico rimprovero e vado a farmi un panetto. Da quello di fianco però, che questa me la lego al dito.