Maltus e Faber, Massimo Versaci e Fausto Marenco. Così diversi, di primo acchito. Uno lungagnone, l’altro dalle forme più rotonde. Il genoano e il sampdoriano. L’uomo del marketing e quello con la fissa della produzione. L’introverso e il chiacchierone. Così simili, in fondo. Complementari, sicuramente, con quello humour caustico – british al pesto – che li contraddistingue entrambi. Maltus Faber compie 10 anni, e lo fa con un weekend di festa (16 e 17 giugno) che porterà nel loro birrificio amici, clienti, produttori.

Mi ricordo la prima Maltus. Era la prima cotta, assaggiata (lo ammetto, trafugata di nascosto da un frigo destinato all’organizzazione, spero che il fatto sia caduto in prescrizione) all’Expo della Valpolcevera, settembre 2008. Pulita, nitida, rotonda – che è poi la cifra di tutte le loro birre – anche se a quel tempo di birra artigianale non capivo nulla (e oggi non va molto meglio, eh).

All’inizio la “notizia” era la loro storia, che si intrecciava con la crisi della Centrale del Latte. L’idea di aprire un birrificio artigianale, con un impianto totalmente progettato in autonomia. La passione per il Belgio e il suo mito brassicolo.

Con gli anni, il focus si è spostato sulla qualità della loro produzione, che li ha condotti tra i migliori birrifici d’Italia, con birre immediate di facile riconoscibilità, come la Blonde, l’Ambrata, l’Amber Ale, la Triple, e birre importanti da “meditazione”, come la Extra Brune e l’Imperial. Sempre nel segno del Belgio, con qualche morigerata concessione alla tendenza del luppolo (Blonde Hop e Cippa L’IPA, per esempio). Da un paio d’anni, si sono impossessati di uno spazio più bello, ampio, luminoso e certamente storico, visto che, ad inizio del secolo scorso, era la sede di Birra Cervisia.

Sono passati dieci anni dalla prima cotta. Il mondo della birra ha conosciuto più di una rivoluzione. Sono cresciuti centinaia di nuovi birrifici. Le mode sono cambiate. Bere artigianale è possibile praticamente ovunque. I festival della birra sono spuntati come funghi, e noi non ci siamo fatti mancare il nostro.

Fausto e Massimo, per fortuna, sono cambiati poco. Per noi papilli sono una certezza, non solo per la qualità delle loro birre, ma anche nel confronto, nell’organizzare cose assieme. Un piacere averli come birrai a Genova, ma anche come amici. Auguri!

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Sotto i 40 (anni), sopra i 90 (kg), 3 figlie da scarrozzare. Si occupa di enogastronomia su carta e web. Genoano all’anagrafe, nel sangue scorrono 7/10 di Liguria, 2/10 di Piemonte e 1/10 di Toscana. Ha nella barbera il suo vino prediletto e come ultima bevuta della vita un Hemingway da Bolla.

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