Ogni quarto giovedì del mese di novembre, come proclamato dal Presidente Lincoln nel 1864, in America si celebra il Thanksgiving Day (il giorno del ringraziamento) che nel mio immaginario – e in quello di tutti ormai – non ha nulla a che vedere con la festività religiosa, ma ha tutto a che spartire con il mondo del cibo.

Che tu sia amante, come la sottoscritta, dei meravigliosi disegni di Norman Rockwell e del suo personalissimo modo di rappresentare la società americana e i suoi momenti di aggregazione, oppure di Woody Allen e del suo inarrivabile Hannah e le sue sorelle  – che racconta appunto la storia di due feste del ringraziamento –  o se più semplicemente ti stai chiedendo come sia possibile infilare nel forno domestico un tacchino di quelle dimensioni, questo post fa per te.

La festività ha origine dall’emigrazione dei Padri Pellegrini dall’Inghilterra al Nuovo Mondo a bordo del Mayflower nel 1621 e dalla sfortuna che li colse una volta arrivati là: un raccolto ingeneroso fu la causa di una moria generale. I nativi intervennero e insegnarono loro su quali colture puntare (granturco) e quali animali allevare (tacchino). E che cosa hanno fatto i pellegrini? Hanno seguito le indicazioni e, una volta raccolto tutto quel che potevano raccogliere, hanno ringraziato un’entità celeste al posto di coloro che erano andati in loro aiuto. Evviva la coerenza.

Negli Stati Uniti queste feste sono la scusa ideale per rivedere l’intera famiglia – spesso allargata -, entrare nello spirito natalizio e riprendere una delle attività a loro più care: mangiare.

In definitiva, cosa si mangia durante il Thanksgiving in America? Intanto una marea di stuzzichini pre-tacchino: una moltitudine di antipasti e anche una discreta quantità di alcol da consumare durante l’attesa.

Dopo il pellegrinaggio automobilistico tra una superstrada e l’altra, non aspettarti di trovare qualcosa di pronto. Non hai tempo di salutare tutti, che è già scattato l’obbligatorio tetris di tavoli e sedie (in questo caso potrebbe valere un poco elegante, ma efficace, BYOS “bring your own seat”) mentre un gruppo di parenti sarà affannato ai fornelli. Una attività piuttosto comune è quella di ingannare l’attesa stando sintonizzati sulla partita di football o sulla New York City Macy’s Thanksgiving Day Parade o sull’emblematico momento in cui il Presidente degli Stati Uniti dà la grazia ad un tacchino che al posto di essere fatto al forno continuerà a vivere in una fattoria. Appena realizzerai di trovarti nel mezzo alla confusione, con un Cosmopolitan preparato da tua cugina (che non aiuta a restare lucidi) e una tartina in mano, qualcuno richiamerà l’attenzione di tutti verso la tavola: il momento è arrivato.

La portata principale è lo stuffed turkey, ovvero tacchino farcito con carote, sedano, cipolle, salvia, timo, prezzemolo, sale e pepe, mollica di pane e inondato dal brodo e cotto a lungo in forno accompagnato dalle mashed potatoes, patate schiacciate cotte con abbondante aglio e sulle quali non di rado si aggiunge una generosa dose di formaggio (tipo Emmenthal) o asparagi al burro e funghi in padella, senza dimenticare mais e carote. Tra le salse più note c’è la gravy sauce, salsa composta da acqua, farina di mais, sale e pepe, mischiata al liquido di cottura rilasciato dal tacchino.

Happy Thanksgiving!

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Lady Papilla, il tocco femminile che mancava a quei tre. Donna dai mille interessi e perennemente in movimento, scrive ricette e dispensa consigli per sopravvivere ai sentimenti e agli ormoni

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