Tempo di auguri, tempo di feste e quindi tempo di cene.
Non che non ami cenare al ristorante, anzi. Per me però nel periodo natalizio non c’è nulla di meglio che riunire gli amici sotto il tetto di casa, cucinare per loro e aprire bottiglie selezionate nel corso dell’anno.

E allora piccolo suggerimento per fare una super impressione con poche e facili mosse.
Con Bolle&Pignatte andiamo in Monferrato a prendere un vino per accompagnare un petto di anatra.

Il vino | Monferrato Rosso doc “Noto” – Boeri Alfonso

Mi piace sempre iniziare scrivendo della cantina e ancora di più della sua anima.
Questa volta parlerò di una famiglia, di due fratelli.

Giorgio e Roberto, nel 1998, prendono in mano le redini dell’azienda di famiglia nata nei primi anni del 1900 a Costigliole d’Asti e decidono di vinificare le uve migliori per imbottigliare i propri vini, mantenendo come marchio il nome del bisnonno e del padre Alfonso.

La loro prima produzione fu la Barbera d’Asti Superiore Pörlapà, vino chiave dell’azienda, prodotto con uve provenienti da un vigneto impiantato dal nonno già nel 1936. Incoraggiati dal successo hanno iniziato a vinificare tutte le uve prodotte nelle proprie vigne, ne hanno impiantate di nuove focalizzandosi non solo sulla tradizionale Barbera ma anche sul Moscato, lo Chardonnay e il Nebbiolo.

E hanno fatto bene. Le visite presso la loro azienda permettono di passare qualche ora in un clima familiare, tra i racconti del passato, le spiegazioni tecniche in cantina, gli assaggi direttamente dalla vasca o dalle barrique, le degustazioni dei loro vini e l’insalata russa della mitica mamma di Giorgio e Roberto.

Il Monferrato Rosso doc “Noto” 2007 è il vino che più mi ha sorpreso. Dedicato al nonno Giovanni che familiarmente tutti chiamavano Noto è un uvaggio di nebbiolo (90%) e barbera (10%).
Un vino corposo dal colore rosso rubino intenso, profumato con sentori di ciliegia, erbe aromatiche e liquirizia, grazie anche ai 12 mesi di barrique e ai 10 anni di invecchiamento in bottiglia.
In bocca è netta la caratterizzazione dei due vigneti: dal Nebbiolo ha preso struttura e complessità, dalla Barbera freschezza e sapidità.

È un vino importante, da grandi occasioni quasi al pari di un Barolo tanto da poter invecchiare fino a 15 anni (e chissà magari anche di più). Perfetto in accompagnamento a piatti di struttura come un blu di capra o carni rosse e di selvaggina.

La ricetta | tagliata di petto d’anatra con zucca, castagne e scalogno al forno

Per prima cosa prepariamo il contorno. In una pirofila ricoperta di carta forno mettiamo la zucca tagliata a cubettoni condita con un po’ di paprika perfetta per il contrastarne la dolcezza e per conferirle un sapore speziato che ben si abbina al vino. Aggiungiamo qualche scalogno tagliato in quarti e castagne (vanno bene quelle vendute già cotte o quelle secche fatte rinvenire in un po’ di latte caldo).
Forno a 180° per 45 minuti per ottenere la zucca morbida e lo scalogno arrostito.

Nel frattempo possiamo dedicarci all’anatra.
Il petto d’anatra è diventato il mio ingrediente preferito della stagione autunno/inverno 2017. Non di facilissima reperibilità, ma con un po’ di organizzazione (e di fortuna) si riesce ad acquistare anche a Genova.

Per la preparazione bisogna incidere con un coltello il petto d’anatra dalla parte della pelle, disegnando una specie di griglia: questo permetterà alla carne, in fase di cottura di ammorbidirsi con il suo stesso grasso.
Massaggiamo il petto con un po’ di senape e un po’ di miele e poi lo mettiamo a cuocere in una padella proprio dalla parte della pelle, senza ulteriori grassi.
Tempistiche differenti a seconda del peso del petto e del gradimento sulla cottura. Io la mangerei al sanguissimo e per un petto da 400 grammi impiego 5 minuti dal lato della pelle e 2 dall’altro. Se piace un po’ più cotto si può passare ancora un attimo in forno a 200°, ma la carne deve comunque rimanere rosata.
Qualche minuto di riposo (meglio avvolto nella stagnola per mantenerlo caldo) prima di affettarlo e servirlo insieme alla zucca.

La carnosità dell’anatra verrà accompagnata dalla struttura del vino. La succulenza della carne e la sua sensazione di untuosità data dal grasso verranno contrastate dalla tannicità tipica del nebbiolo che preparerà e invoglierà la bocca per un nuovo morso.
La sensazione aromatica data dalla spezia del contorno, dallo scalogno, dalla tipologia della stessa carne verrà sostenuta dall’intensità del vino e dalla sua persistenza.

Prodotti di stagione, vino di un territorio a pochi chilometri da Genova e un piatto tutto sommato semplice da cucinare che stupisce tutti.

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Ragazza dai gusti difficili: le piacciono rossi ma morbidi, bianchi ma secchi… Maniaca di fotografie al cibo, si dedica frequentemente al “foodporn”. La nostra sommelier, da trent’anni invecchia nella classica “botte piccola” ed è amante del vino buono

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