No. *

(Amleto in cucina piuttosto icastico, oggi).

* Per i più tenaci: il pesto senza aglio non esiste. Si può fare, certo, ma va chiamato in altra maniera. Il pesto – storicamente – nasce come battuto di aglio e basilico.
Nel Dizionario Genovese Italiano di Giuseppe Olivieri (1851) si citano come ingredienti del pestu: aglio, basilico e cacio pestati insieme.
Nella cuciniera genovese di G.B. e Giovanni Ratto (1863) si scrive di battuto alla genovese: aglio, basilico, formaggio sardo e parmigiano, pinoli, poco burro (sic), olio in abbondanza.
Ne La vera cuciniera genovese facile ed economica di Emanuele Rossi (1865): aglio, basilico, formaggio d’Olanda, parmigiano, olio.
Nella Cucina di strettissimo magro di Gaspare Dellepiane (1880): basilico, pinoli, aglio, acciughe salate, olio.
Nella Vera cuciniera genovese facile ed economica di Emerico Romano Calvetti (1910): aglio, basilico, formaggio d’Olanda, parmigiano.
Nelle Ricette Regionali Italiane di Anna Gosetti della Salda (1967): basilico, pecorino sardo, parmigiano, pinoli, aglio, sale, olio nostrale.

C’è chi addirittura prevedeva l’uso della maggiorana al posto del basilico (Giovanni Casaccia, 1876 – Dizionario Genovese-Italiano), ma l’aglio c’è sempre.
Dunque, senza aglio, no, non chiamiamolo pesto.

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Sotto i 40 (anni), sopra i 90 (kg), 3 figlie da scarrozzare. Si occupa di enogastronomia su carta e web. Genoano all’anagrafe, nel sangue scorrono 7/10 di Liguria, 2/10 di Piemonte e 1/10 di Toscana. Ha nella barbera il suo vino prediletto e come ultima bevuta della vita un Hemingway da Bolla.

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