Una città può vivere di fiorai e drogherie, polverose librerie indipendenti, oscuri negozi di anticaglie, vivaci gallerie d’arte, macellerie, fruttivendoli onesti ed enoteche giuste, pescherie, mercerie d’antan, teatri e baretti grunge, negozi di dischi psichedelici.

O morire di cineserie, sale slot machines, improbabili massaggi orientali, ingannevoli negozi di sigarette elettroniche, alienanti ammassi di distributori automatici.

Però. Il peggior caffè di un bar sarà sempre meglio del miglior caffè di un distributore automatico.

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Sotto i 40 (anni), sopra i 90 (kg), 3 figlie da scarrozzare. Si occupa di enogastronomia su carta e web. Genoano all’anagrafe, nel sangue scorrono 7/10 di Liguria, 2/10 di Piemonte e 1/10 di Toscana. Ha nella barbera il suo vino prediletto e come ultima bevuta della vita un Hemingway da Bolla.

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