Leggete bene i nomi dei locali che hanno apposto il proprio nome sotto queste parole: molti di loro non saranno più in piedi quando si tratterà di organizzare quell’anno di lavoro che, tradizionalmente per i caruggi, va da ottobre alla fine di maggio. In questo elenco ci sarà di certo il vostro locale preferito, quello dove avete mangiato quel piatto così buono o bevuto una birra indimenticabile. Ci sarà di sicuro, dietro una sigla commerciale, il volto di un vostro amico, di un vostro parente o di quell’oste che, quella volta, vi diede il consiglio giusto”.

Si conclude così la lettera aperta (leggi qui la versione integrale), firmata da moltissimi locali (in prevalenza bar e ristoranti) del centro storico, e rivolta alle istituzioni locali e nazionali. Un vero e proprio grido di dolore che si leva da attività oggi allo stremo delle forze e con prospettive future più che incerte.

Sappiamo tutti che i prossimi mesi continueranno sulla falsa riga dell’autunno appena trascorso e che l’utopia di una riapertura con orari consoni per il nostro lavoro dovrà ancora trovare un’espressione possibile nella realtà. Le più rosee previsioni, quelle che parlano di un primo, timido risveglio della cosiddetta normalità per la tarda primavera, si scontrano con ciò che il nostro tessuto economico da sempre sa suggerirci: l’arrivo di un’estate scevra da DPCM restrittivi non farà altro che produrre una fuga dalla città lasciando i nostri vicoli, ancora una volta, vuoti e alla deriva del proprio destino. La prospettiva di poter tornare a camminare con le proprie gambe, quindi, nel lontanissimo autunno è un’eventualità che nessuno fra i firmatari di questa lettera si può permettere di perseguire. Abbiamo urgenza di pianificare, strutturare e organizzare il futuro, ma questa urgenza non è solo nostra, è anche di una bellissima città in agonia da troppo tempo”.

Dalla lettera emerge in maniera lampante quanto Genova – e soprattutto il suo centro storico – sia strettamente legata al suo tessuto commerciale. Una città già in crisi, soltanto in parte capace di reinventarsi turistica, sprofonderebbe del tutto senza il supporto di quelle attività – private e con scopo di lucro, certo – ma che sono anche presìdi sul territorio e che rispondono al nome di bar e ristoranti.

La lettera termina con una alcune richieste pratiche, fondamentali per poter continuare a vivere. Ecco le richieste:

• aiuti immediati: ristori per il 50% della differenza di fatturato tra il 2019 e il 2020.
• allentamento della pressione fiscale per alleggerire il passato e fino al 2022
• politiche attive per facilitare la creazione di eventi
• prolungamento della concessione gratuita dei dehor fino almeno all’ottobre del 2022
• promozione costante ed efficace del nostro territorio (rivolta a cittadini e turisti)

Chiunque condivide il contenuto di questa lettera – e come associazione culturale Papille Clandestine non possiamo che condividerlo al 100% – può diventarne firmatario inviando la propria adesione all’indirizzo di posta elettronica contatto@contattogenova.it

LOCALI FIRMATARI
RETE CONTATTO GENOVA
RISTORANTE E PUB DALL’EST EUROPA KOWALSKI
TAZZE PAZZE – GRADISCA CAFÉ
JALAPEÑO
MANINVINO
ROMEO VIGANOTTI
SCURRERIA BEER & BAGEL
AI TROEGGI
DALL’ORSO IL PARADISO DELLA PINSA
CUCINA VALORIA
RISTORANTE IL BALCONE
MESCITE
O’BOTECO
ROSSOCARNE
FORCHETTA CURIOSA
GROOVE
MALKOVICH
FALSO DEMETRIO LIBRERIA
NEGRONERIA GENOVESE
LO SPEZIALE
RISTORANTE ROSMARINO
DA GIUSE PASTICCERIA
RISTORANTE VERACRUZ
BURRITERIA VERACRUZ
RISTORANTE PINTORI
FITZ PUB
TAGGIOU
DONCOLA
LES ROUGES
UVA
ARCHIVOLTO MONGIARDINO
KAMUN
U GELATO DU CAROGIO
LA LEPRE
SA PESTA
JAMILA
ROOSTER
RISTORANTE CIBUS
MASETTO
RISTORANTE IL FABBRO
LA MERIDIANA CAFE’
PACCOTTIGLIA
TRATTORIA DELL’ACCIUGHETTA
QUELLI DELL’ACCIUGHETTA
BOROTALCO
IL SALOTTO
VEZZA BOUTIQUE
GRADISCA

VIA© copyright foto: ANSA/LUCA ZENNARO
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Blog di panza e sostanza. Uni e trini, come quell'altro più famoso (per ora): con Alessandro Ricci, Daniele Miggino e Giulio Nepi. Si parla e si cazzeggia su minuzie gastropiacevoli quali cibo, vino, birra, mondo

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