Nangalarruni, Castelbuono

da | Ott 8, 2010

Ancora echi siciliani su questo blog, ancora ricordi delle Madonie. Facciamo tappa a Castelbuono, il paese della manna, che qui non cade dal cielo, ma viene raccolta intagliando gli alberi di frassino. È il paese dei Ventimiglia, conti di origine ligure che giunsero in Sicilia nel 1242 e costruirono a Castelbuono un imponente castello (nel 1316), da visitare soprattutto per la Cappella Palatina, trionfo di stucchi realizzati dai fratelli Serpotta nel XVII secolo.

Ma camminando per le strade del borgo, un vero gioiello architettonico, può capitare anche di incrociare un asino che accompagna un netturbino, aiutandolo nella raccolta della spazzatura. Appena oltrepassata la piazza principale, dove si apre la Matrice Vecchia,  in un piccolo vicolo ha sede una trattoria che mette in tavola, con grande passione, la cucina dei monti attorno. Nangalarruni, si chiama, che poi è il nome del famoso strumento a bocca siciliano che cadenza le canzoni popolari. Un po’ scuro il locale, disposto su due piani, con tavoli troppo ravvicinati, ma apparecchiati con eleganza.

L’inizio è affidato al gran piatto di affettati e formaggi con bruschette di pane nero, dove risalta lo yogurt di capra e il blu di capra accompagnato dalla marmellata di arance. Ma i grandi protagonisti, qui, sono i funghi, che fanno capolino fin dall’antipasto, con il piatto di funghi misti e cicoria. Piatto della memoria (e del recupero) il buon tortino di panecotto e verdure su vellutata di pomodori e basilico.
Tra i primi (la pasta è tutta prodotta in casa con farina integrale di Castelvetrano), avvincenti gli spaghetti con pomodorini pistacchi basilico menta e aglio, notevoli i tortiglioni al ragù di maialino con ricotta di basilisco, ma il piatto che ti entra nella memoria è la potente pasta e patate con fonduta di caciocavallo e funghi: un piatto povero, che esalta le materie prime eccellenti di questa parte d’entroterra.
Tra i secondi, se il maialino selvatico al cartoccio in salsa di funghi e verdurine risulta un poco asciutto, sarà memorabile il filetto di maialino nero in crosta di manna mandorle e pistacchi. Si chiude bene con il gelo di anguria, la tipicissima testa di turco o la cassata con gelato alla ricotta.

Due i menu degustazione, a scelta dello chef: a 30 (antipasti, primo, secondo e dessert) e 20 euro. La carta dei vini è importante, con ricarichi corretti, il servizio estremamente gentile. Un posto straconsigliato, imperdibile se si capita in zona nel periodo autunnale, quando il bosco regala tutto il suo splendore.

Nangalarruni

Indirizzo: via delle Confraternite 10, Castelbuono (PA)
Telefono: 0921 671428
www.hostarianangalarruni.it

Autore

Alessandro Ricci

Sotto i 40 (anni), sopra i 90 (kg), 3 figlie da scarrozzare. Si occupa di enogastronomia su carta e web. Genoano all’anagrafe, nel sangue scorrono 7/10 di Liguria, 2/10 di Piemonte e 1/10 di Toscana. Ha nella barbera il suo vino prediletto e come ultima bevuta della vita un Hemingway da Bolla.

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