Ci sono locali che sono specchio di un territorio. Non solo perché la cucina è di stretta tradizione. Ma anche perché l’atmosfera che si respira ha le stesse connotazioni di quello che accade oltre la porta a vetri. Perché c’è il giusto gioco di ritmi familiari e coccolosa attenzione verso il cliente. Perché la narrazione di quello che giunge nel piatto non è corredo, ma essenziale.
La Locanda delle Grazie a Curtatone, pochi chilometri a sud ovest di Mantova, è uno di questi locali. Ci sono arrivato la scorsa settimana, in una serata umida, di pioggia fine, bagnata di Mincio. A pochi metri dal Santuario della Beata Vergine delle Grazie, che merita una visita per le sue sculture lignee e quel coccodrillo, vero, che penzola dal soffitto, apre le porte questa osteria. Il menu spiega esattamente cosa sia la cucina mantovana. Lo si legge con gusto, soprattutto per merito di pane, focacce (rinforzate di ciccioli e pomodori) e grissini fatti in casa.
A menare le danze, in sala, Daniela Bellintani. In cucina, il marito Fernando Aldighieri. Saltati gli antipasti (per assaggiare coi giusti tempi il riso alla pilota), ci si tuffa nella bontà degli agnoli in brodo, qui preparati con tre carni, immersi in un brodo spesso, sapido, appagante. Memorabile il riso alla pilota, grasso, saporito, soddisfacente.
Tra i secondi, il luccio con polenta è uno dei classici della cucina mantovana. Il cotechino con le fagiolane, uno dei piatti simbolo del locale, è quanto di più godereccio possiate immaginare. I dolci mantengono alta la qualità (e le calorie): la millefoglie abbonda di crema (ottima); il biancomangiare è tra i migliori mai assaggiati, frutto di un’antica ricetta della corte gonzaghesca.
Dalla carta dei vini, è giusto pescare dal territorio, con un buon lambrusco mantovano, che ben si abbina alla cucina. Prezzi onesti: per quattro piatti si oscilla tra i 35 e i 40 euro.




