Dicesi blacklister colui che blacklista, cioè che inserisce qualcosa dentro una “lista nera” di cose da non fare, non frequentare, non parlare, eccetera (insomma: non). In italiano potremmo forse tradurlo in “scassa[aggiungere sinonimo regionale di pene]”.
Il blacklister interviene regolarmente in una situazione di gruppo, per demolire con un niet la decisione faticosamente raggiunta dopo un quarto d’ora di contrattazioni – quarto d’ora in cui in genere egli rimane silente. L’esasperata disapprovazione sociale non spaventa il vero blacklister, che è capace di affondare risolutamente anche tre o quattro proposte alternative.
L’habitat ideale del blacklister, dove poterne apprezzare al massimo le doti distruttive, è tipicamente il gruppetto di lavoratori in pausa pranzo. La mancanza di tempo, la rarità dei posti dove poter mangiare decentemente con un ticket, l’orizzonte deprimente del ritorno in ufficio, porta l’azione del nostro eroe a risultati di rara efficacia, obbligando a scelte che scontentano tutti – blacklister compreso (ma la scontentenzza per lui si trasformerà in gioia, in quanto potrà felicemente aggiungere un altro posto alla sua lista nera).
Particolarmente interessante scoprire i meccanismi d’attacco di questo personaggio.
– Mangiamo sushi? “Non mangio pesce crudo”. Ma guarda che fanno anche cinese: “No, il cinese mi resta sullo stomaco”
– Pizza? “Eh, l’ho già mangiata [aggiungere il più lontano giorno della settimana]”
– Dal tedesco qui sotto? “Mi stanno sul cazzo”
Il “mi stanno sul cazzo” è uno dei cavalli di battaglia del blacklister, il vero marchio di fabbrica. Indagare questo aspetto può portare alla luce chicche come:
– “Una volta ho chiesto il pane e non me l’hanno portato”
– “Ho mangiato benissimo, è economico, la cameriera è figa e ci sta anche, ma mi hanno rubato 50 centesimi di resto”
– “Sono discontinui, a volte mangi tanto a volte poco”. Ma da quant’è che non ci vai? “Boh, saranno cinque anni” (il locale ha intanto cambiato tre gestioni)
Se individuate un blacklister, l’unica tattica per liberarsene è la seguente: mentite. Mentite spudoratamente (“A me una volta hanno portato una teglia di focaccia”, “L’ultima volta si sono sbagliati e mi hanno dato 50 euro di resto in più”, “Guarda, so per certo che da ieri l’ha preso in gestione Bottura”). Più spudorata è la balla, meno il blacklister oserà ribattere.
Naturalmente finirà male. Finirà che non gli porteranno il pane, gli ruberanno 50 centesimi e il piatto sarà striminzito.
A questo punto sarete voi a finire sulla sua black list: e questa sarà la vostra salvezza.




