Il monte Antola è la cima dei genovesi per definizione. Non tutti sanno, però – tanto per tirarcela un po’ all’Alberto Angela – che la radice della parola Antola è la stessa del nome Antonio. Ovvero anthos (Άνθος), che in greco significa fiore. Non c’è quindi da stupirsi se l’Antola e i prati che si estendono ai piedi nell’omonimo Parco siano luoghi di meravigliose fioriture (soprattutto a primavera). E così, per omaggiare al meglio l’origine classica, ma soprattutto per passare una giornata di svacco e relax, abbiamo pensato di organizzare Andar per erbe e fioriture nel Parco dell’Antola.

L’appuntamento è per sabato 25 maggio, con ritrovo alle ore 10 nel centro storico di Fascia, nei pressi del monumento dedicato a Bisagno, slargo prima del paese, zona Cappelletta della Madonna della Guardia (qui Google Maps). Attraversato il centro storico del paese si salirà lungo il tracciato dell’antica mulattiera per Casa del Romano, dove si incontreranno campi coltivati e varie piante utilizzate in cucina e nella farmacopea popolare. Abbandonata la mulattiera, lungo pascoli ricchissimi di orchidee selvatiche, primule, genziane e botton d’oro, ci dirigeremo verso Pian della Cavalla, nota soprattutto per le incredibili fioriture di narcisi che lo imbiancano tra fine maggio e inizio giugno. Il rientro alla base, infine, avverrà, attraverso una fitta abetaia, opera umana di rimboschimento per difendere l’abitato di Fascia dalle valanghe.

L’escursione, condotta da una guida ambientale, sarà di 7 km complessivi, 250 mt di dislivello, e una durata effettiva di 1h30min. Sono previste ampie soste di relax sui prati e rientro alle macchine per le ore 16.
Focaccia e vino bianco saranno offerti dai Papilli alla partenza.
Poi ognun per sé e pranzo al sacco.
In caso di pioggia si rimanderà, ma siamo fiduciosi che splenderà il sole!
La partecipazione è riservata e gratuita per i tesserati dell’Associazione Culturale Papille Clandestine (massimo 30 persone).
E’ necessario prenotarsi cliccando qui.

QUANDO

Sabato 25 maggio, ore 10. Rientro alle macchine alle ore 16.

PUNTO DI RITROVO

Centro storico di Fascia, nei pressi del monumento dedicato a Bisagno, slargo prima del paese, zona Cappelletta della Madonna della Guardia (qui Google Maps)

DETTAGLI ESCURSIONE

Lunghezza: 7 km totali
Dislivello: 250 mt
Durata effettiva camminata: 1h30min

PRENOTAZIONE E COSTI

La partecipazione è riservata e gratuita per i tesserati dell’Associazione Culturale Papille Clandestine (massimo 30 persone).
E’ necessario prenotarsi cliccando qui.

DESCRIZIONE ITINERARIO

Il punto di partenza sarà il centro storico di Fascia (1118 m slm), il comune più alto della Liguria e uno dei meno popolati (appena 72 abitanti), ma con una storia che affonda nell’antichità e, più recentemente, una delle capitali della Resistenza, nonchè luogo di nascita della Brigata partigiana di Aldo Gastaldi, conosciuto come Bisagno. Lasciata l’auto proprio nei pressi del monumento dedicato a Bisagno, si attraversa il centro storico, tralasciando a sinistra la deviazione per Rondanina. Al termine dell’abitato, si sale sul tracciato dell’antica mulattiera per Casa del Romano, una delle numerose vie del Sale e della posta che, dalla costa, si inerpicavano su per i valichi dell’Antola verso la Pianura Padana e il Centro Europa. La mulattiera attraversa campi coltivati e altri abbandonati, che permettono di incontrare specie botaniche sinantropiche, favorite cioè dalle modificazioni dell’essere umano sulla natura, tra cui spiccano varie piante utilizzate in cucina e nella farmacopea popolare. I margini della via sono caratterizzati dal bosco misto e dalla presenza di varie specie di acero, che cerca di riconquistare lo spazio sottratto in passato dai coltivi.
Sbucati sulla strada asfaltata, si abbandona la mulattiera che continua a salire verso Casa del Romano e la Val Borbera, e si svolta verso Pian della Cavalla (tralasciando a sinistra il sentiero per Fontanarossa). Il percorso si snoda sulla cosiddetta Costa del Fresco, panoramicissimo crinale fra la valle del Terenzone e quella del Cassingheno, due affluenti del Trebbia. La vista permette di abbracciare un’ampia porzione di Liguria, attraversando pascoli ricchissimi di fioriture di varie specie di orchidee selvatiche, primule, genziane, botton d’oro, e in generale flora di alta quota e dei prati temperati. La carrareccia segue il crinale con saliscendi brevi ma ripidi, per poi entrare nel bosco, che si è trasformato in una rigogliosa faggeta. In corrispondenza del laghetto di Pian della Cavalla (1270 m slm), infine, si sbuca sull’omonimo altipiano dalle forme dolci e arrotondate che sembra sospeso tra le due valli dai ripidissimi versanti e che si protende per un bel tratto fino al Monte della Cavalla (1325 m slm) completamente ricoperto, di candidi narcisi e asfodeli (se le condizioni sono ottimali). Questa meraviglia della natura è in realtà il frutto del lavoro dell’uomo, che per secoli ha sfalciato il prato impedendo il ritorno del bosco e rendendo possibile questa esplosione di biodiversità.
Il ritorno avviene scendendo una fitta abetaia, opera umana di un rimboschimento a scopo di difesa contro le valanghe che mettevano a rischio l’abitato di Fascia. Attraverso il bosco misto mesofilo, punteggiato dalle fioriture spettacolari del maggiociondolo, alternate a zone aperte, si giunge infine nell’abitato di Fascia.

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PapilleClandestine
Blog di panza e sostanza. Uni e trini, come quell'altro più famoso (per ora): con Alessandro Ricci, Daniele Miggino e Giulio Nepi. Si parla e si cazzeggia su minuzie gastropiacevoli quali cibo, vino, birra, mondo

1 commento

  1. Val Pentemina e Val Brevenna La Val Pentemina e la Val Brevenna, uniscono ai pregi naturalistici una profonda rilevanza storica, anche dovuta alle evidenti tracce della cultura contadina ben conservate sui loro versanti. La presenza di antichi borghi rurali (tra cui Pentema, Senarega, Chiappa, Casareggio e Tonno ), di fasce terrazzate e manufatti agricoli, la testimonianza di secolari attivit che, con la fatica e il lavoro di generazioni, hanno garantito la sopravvivenza delle comunit locali. Particolarmente diffusi sul territorio sono mulini (a Porcile in Val Brevenna se ne trova uno recentemente restaurato), e “Casoni”, costruzioni in pietra utilizzate fino a qualche decennio fa per la fienagione ed il pascolo nel periodo estivo.

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