Pardon per la coprofagia, era per attirare l’attenzione. Il concetto però è quello, cioè che i francesi berrebbero vinaccio, cancarone come direbbe Calvino. L’analisi, lineare e logica come un goniometro – e che quindi come tutti i sillogismi si presta alla provocazione – è del sito transalpino Vindicateur, che strilla l’allarme e snòcciola dati a supporto della teoria.
Vediamola.


La constatazione si basa su due osservazioni.
UNO. Il prezzo medio di una bottiglia venduta in Francia, soprattutto nella GDO, la grande distribuzione, oscilla fra i 2 e i 4 €.
DUE. Il 99% dei vini selezionati su guide, blog, riviste, eccetera, costa più di quei 4 €. E secondo Michel Bettane – uno dei principali critici enologici francesi – un vino di qualità non può costare meno di 5 euro. A riprova, sulle 13mila bottiglie recensite da Vindicateur, solo 36 (!) costano meno dei fatidici 5 euro di Bettane.

In pratica si afferma che a meno di cinque euro un vino non sarebbe “buono”, che guarda caso nelle guide non si trova traccia di vini al di sotto di quella soglia. Che sfortunatamente i nostri cugini francesi non lo sanno e si ostinano a comprare vino che costa fra i 2 e i 4 euro. Che quindi bevono vino “non buono”, “non di qualità”, appunto. Merda, come ho cambronnianamente riassunto io.

Il ragionamento non fa una grinza, dal punto di vista logico.

Poi certo a ben guardare qualche buchetto c’è.
Innanzitutto è discutibile innalzare la presenza in pubblicazioni dell’enomondo a patente di qualità; le guide sono nate per selezionare il meglio, non per enciclopedizzare tutto il buono. E poi diciamocelo, l’enomondo gira intorno a fenomeni e vini non economici sostanzialmente per giustificare la propria autocelebrazione – se non bevi fico non sei un critico fico (e la cosa non è neanche sbagliata) – è abbastanza comprensibile che molti buoni prodotti restino al di fuori della cerchia fatata, senza per questo perdere in qualità.
Per dire. Un tempo Slow Food pubblicava una saggia guida ai vini che costavano meno di 6 euro. Il Barbera di Vinchio Vaglio – un bel vino da pasto quotidiano – costa quattro euro al bottiglione da un litro e mezzo. Il vino che compro al supermercato io, in genere bianchi “da estate”, beverini ma piacevoli, costa fra i 4 e i 6 euro (costava un euro in meno l’anno scorso) (bastardi).

Però poi sì, ha anche ragione Bettane quando sottolinea che per fare un vino fatto bene e con amore il produttore va incontro a dei costi che si riflettono sul prezzo della bottiglia. Non so se i cinque euro siano il punto giusto in cui fissare l’asticella, ma probabilmente ci siamo vicini.
“Per democratizzare il vino bisogna convincere il demos di accettare di pagare almeno cinque euro a bottiglia, piuttosto che cercare di convincerli a comprare questo o quell’altro vino”, commenta un po’ rassegnato Antonin Iommi-Amunategui di Vindicateur.

Forse in Francia hanno un problema. Forse è anche che da loro la GDO è onnipresente.
Ma in Italia come siamo messi?

Splendido quarantunenne, si occupa da aaaaanni di comunicazione web. Genovese all’anagrafe ma in realtà di solide origini senesi, ha sposato una fiamminga francese creando così un incasinato cortocircuito di tradizioni enogastronomiche

1 OPINIONE

  1. Se acquisti nella GDO l'asticella secondo me va fissata sui 6-7, un eurino in più in enoteca (nelle enoteche che sanno scegliere bene si trova vino interessante già a 7-9 euro). In cantina si trovano bottiglie anche a 4-5 euro che si lasciano bere più che bene…

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