La strana storia del camufalo

10 mar
2010


Siamo nei primi giorni di marzo. Le previsioni danno temperatura in calo vertiginoso, nevicate nel savonese. Attraversiamo la perturbazione in direzione dell’estremo ponente ligure. Non è che ad Apricale faccia caldo, ma almeno non si secca. Ci aspetta un tavolo al calduccio della Capanna da Bacì (via Roma 16, 0184 208137, chiuso lunedì sera e martedì) la cui insegna recita “antico ristorante tipico”. Se non c’è dubbio sulla tradizionalità del menù, qualcosa di veramente originale qui si trova. «Ti porto a mangiare il camufalo», dice il mentore. Eh?!

Dicesi camufalo: tipico esemplare di maialino selvatico, che non ha mai visto l’essere umano. Così narra la leggenda, così almeno fino a poco tempo prima di finire sul piatto. Immagino.

Comunque. L’atmosfera è accogliente. Grande vetrata sulla Val Nervia. Peccato per la luce piatta di una giornata nuvolosa.

Si parte con una serie di antipasti di benvenuto. Crostini con spuma di basilico e di olive. Frittatine di verdura, vol au vent con verdure di stagione. Poi si entra nel vivo. Prendo gli gnocchetti all’apricalese – con sugo di coniglio e olive taggiasche – assaggio anche i ravioli di borragine con burro e timo. Al camufalo in crosta, che scippo dal piatto del mio vicino perché non se ne può fare a meno, affianco il porcasso di castelvittorio in umido con polenta (o porcazzo reale, come sta scritto inequivocabilmente sul menù). Corrediamo tutto con due bottiglie di Rossese di Enzo Guglielmi, la prima del 2008, la seconda – Superiore – del 2006. Per dessert un altro piatto tipico: le pansarole in zabajone. Caffè, ammazza caffè. Tutti a casa. Con una spesa di 42 euro.

La passeggiata digestiva prevede visita al Castello e il Museo di Apricale, dove si trovano gli Statuti del borgo, tra i più antichi d’Italia (anzi, forse proprio i più antichi), la sciabola di Carlo Alberto, la Galleria del Teatro, dedicata agli spettacoli che il Teatro della Tosse di Genova ha inscenato nel paese negli ultimi vent’anni, i bozzetti e le scenografie di Lele Luzzati. Infine, una bicicletta sul tetto del campanile.

Esperienza da ripetere, che lascia un tremendo dubbio nella coscienza. Ma il camufalo, che non hai mai visto l’uomo, come fa ad incontrarlo?

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7 Commenti @ "La strana storia del camufalo"

I tesori della Riviera dei Fiori | papilleclandestine

18 maggio 2010, ore 09:32

[...] fagioli di Pigna, Badalucco e Conio. Ma su questo blog abbiamo già parlato anche della Capanna da Bacì e della strana storia del camufalo. Ad Apricale sono da provare anche le birre del Piccolo Birrificio (via IX Novembre, 20 • tel. [...]

Giancarlo

30 agosto 2010, ore 15:13

Veramente spetacolare buonissimo ,siamo già tornati due volte,provatelo!!!!

daniele

31 agosto 2010, ore 19:41

eh lo so, un camufalo è per sempre ;-)

Calorifero

2 gennaio 2011, ore 23:21

Da provare ……non dubitate.

Calogero

Alfredo

3 gennaio 2011, ore 02:31

Il Camufalo?? E che è?

Calorifero

3 gennaio 2011, ore 23:59

Due giorni dopo,sono ritornato a sbranare un camufalo ,oramai e una droga!!!

Agriturismo La Molinella | papilleclandestine

3 luglio 2011, ore 15:04

[...] ligure riserva molte buone sorprese quando si tratta di gusto. Ricordate a strana storia del Camufalo? Questa volta siamo a pochi chilometri da Apricale e dal celebre ponte di Dolceacqua, terra natìa [...]

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